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Una
vita avvolta nel mistero
Si
è parlato e si continua a parlare moltissimo di Gaudì, il grande
architetto catalano, soprattutto di recente, da quando nel 2002 è
stato festeggiato il 150 anniversario della sua nascita.
Ultimamente,
è stato anche avviato il suo processo di beatificazione. L'idea
nacque nel 1992, in occasione del 140 anniversario della sua
nascita, quando si costituì a Barcellona l'associazione che due
anni dopo avrebbe consegnato all'arcivescovo della città tutta la
documentazione necessaria. Ebbene, nel 1998, l'arcivescovo di
Barcellona, Ricard Maria Carles, ha appoggiato in pieno
l'iniziativa, ed ora si è in attesa delle prove che attestino la
liberazione dal pericolo o la guarigione di qualcuno da parte di
Gaudì.
Ma
ci si potrebbe chiedere perchè è stata proposta la
beatificazione per Gaudì? La risposta sta nella stessa volontà
dell'architetto, che nelle sue opere ha sempre manifestato il
desiderio di essere "l'architetto di Dio". Gaudì
considerava la natura un'architettura divina e riteneva di poter
fungere da intermediario architettonico fra Dio e gli uomini.
Dalla natura traeva le forme architettoniche. "Ciò che è in
natura è funzionale, e ciò che è funzionale è
bello......Vedete quell'albero? Lui è il mio maestro" diceva
Gaudi a chi gli domandava da dove traeva le sue forme. Ciò è
palpabile in alcune sue opere che sembrano essere veri e propri
atti di fede come la sua più famosa opera, la Sagrada Familia,
ancora incompiuta, o come la Cripta della Colonia Guell, dove ogni
elemento decorativo ha un profondo simbolismo religioso, esempi di
una fede fortissima radicata nel centro rurale dove Gaudì ha
vissuto da bambino, e dove la professione del cristianesimo era
l'anello di congiunzione fra l'individuo e la collettività.
Si
è detto tanto sulle sue condizioni fisiche, sul suo modo di
vivere. Addirittura si è detto che soltanto un persona che
facesse uso di sostanze stupefacenti avrebbe potuto partorire tali
mirabili risultati. Per questa teoria si è preso come spunto la
forma di un padiglione del parco Guell assomigliante a un fungo
allucinogeno. Si è anche spettegolato sulla sua condizione di
"eterno single". Ma c'è un altro argomento che
ultimamente affascina gli storiografi di Gaudì ed è proprio
quello del suo paese natio. Reus, come si è sempre saputo? O
Riudoms, a pochissimi chilometri di distanza? ambedue nella
provincia di Terragona.
A
dire il vero le prove su cui si basano i sostenitori di Riudoms
sono labili. E' invece certo che alcune ore dopo la sua nascita
Gaudì sia stato battezzato a Reus, e non si spiegherebbe il
motivo per cui un bambino appena nato, in non perfette condizioni
fisiche, avrebbe dovuto affrontare tale viaggio, sia pur di pochi
chilometri. Ma la polemica appare sterile. L'ambiente in cui ha
vissuto Gaudì è comunque quello rurale catalano, ed questo che
può avere influito sulla sua personalità di artista, come ha
influito certamente la sua appartenenza ad una famiglia di
artigiani sia da parte di padre che da parte di madre. Ambedue le
città, comunque, sia Reus che Riudoms se ne assumono la paternità
e ambedue ne vanno orgogliose.
E',
invece, interessante fare notare che la prima opera di Gaudì,
secondo lo storico catalano Ernest Vallhonrat i Llurba, non si
trovi a Barcellona, bensì a Terragona, ed è la Cappella del
Collegio di Gesù e Maria, da lui progetta nel 1877, un anno prima
della sua laurea. Ma in tutte le opere di Gaudì appaiono le sue
radici locali, dai superbi paesaggi naturali catalani, alle
architetture mudejar aragonesi
(casa Vicens), a quelle gotico-catalane (Bellesguard). Ed è
sorprendente come egli con le sue opere sia riuscito a dialogare
col mondo intero.
Soltanto
il barocco, sintetizzato in forma modernista da Gaudi, non
appartiene certamente alla cultura catalana. Tuttavia è
impossibile non vedere nella Sagrada Familia il tipico barocco
spagnolo slanciatissimo in altezza, molto in uso nel 700 oltre che
in Castilla e Andalusia, anche in Sicilia e Sudamerica e nella
facciata della natività il tipico portale retablò churrigueresco,
anch'esso in voga nel 700.
Ma
l'opera di Gaudi non può essere letta a fondo a prescindere del
periodo in cui essa si sviluppò. Barcellona a cavallo fra 800 e
900 era forse l'unica città della Spagna vitale, non dormiente.
Era una città che aveva ripreso ad essere capitale del commercio,
ma questa volta via Atlantico, una città che andava demolendo le
mura esterne e si andava sviluppando secondo i tracciati dettati
da Ildefonso Cerdà. Ed è proprio qui che si sviluppa il
modernismo di Gaudì, coevo del nostro Liberty. In questa città
Gaudì ebbe anche la fortuna di incontrare un ricco industriale,
rimasto estasiato da una vetrina per un negozio di guanti
disegnata dal maestro in gioventù. Si trattava di Eusebi Guell,
il quale, diventando il suo mecenate, gli diede massima fiducia e
massima disponibilità economica affinchè Gaudi potesse lasciarci
ciò che ci ha lasciato.
Un'architettura,
tradizionalista o avanguardista che sia, fatta di forme nuove,
frutto di continue sperimentazioni che il maestro, grazie alla
pratica svolta presso l'officina del padre calderaro, svolgeva
spesso con modelli tridimensionali e a volte in cantiere stesso.
Tali sperimentazioni in cantiere, come nella Cripta della Colonia
Guell, lo portarono a realizzare pilastri inclinati, volte ardite
e strutture portanti atipiche.
Gaudi
era strutturalista come Viollet Le Duc, nello stesso tempo era
legato alle forme artigianali, come Morris, ed eclettico, nel
senso che dagli stili del passato prendeva ciò che più si
addiceva alle sue idee formali, sperimentando e cercando di
correggerne i difetti.
Nelle
sue opere egli sembrava plasmare la natura, come nel Parco Guell
dove usa le pietre del posto, ed in questo si può definire,
senz'altro, un precursore di Wright, ma non un ecologista, come
hanno detto alcuni, dato che nel periodo in cui viveva non c'era
bisogno di esserlo, grazie a Dio.
Le
opere più significative
Forte
gusto islamico mostra “El capricho”, a Comillas, Cantabria,
con torre nell'angolo, molto usata anche nel liberty siciliano.
Decisamente
islamica è anche Casa Vicens, costruita per un commerciante di
ceramiche, a Gracia, appena fuori Barcellona, oggi inglobata. E’
decorata con muqarnas e archi mistilinei.
Gusto
decisamente islamico anche nella Finca Guell con forti riferimenti
ad Atlantida di Verdaguer
In
Palazzo Guell, unico suo edificio nel “barrio gotico” di
Barcellona, appare per la prima volta l'arco catenario o
parabolico, da lui usatissimo in molte altre opere.
Nel
Collegio Teresiano è presente lo steso tipo di arco, adattissimo
per coprire gli angusti corridoi. Mentre il bianco dei muri
contrasta sobriamente con i mattoni faccia vista di colonne
tortili o con alto pulvino alla maniera araba.

La
scala di Casa Calvet, con archi ribassati e colonne tortili, ci
ricorda alcune case con patio gotico-catalane della stessa
Barcellona ma anche di Sicilia (Casa Abelo a Siracusa)

Nella
sala di candeggio della cooperativa mataronense le grandi arcate a
diaframma sono un revival delle grandi arcate dei dormitori
cistercensi (monastero di Poblet) e delle grandi sale
gotico-catalane (salone Cruyllas a Calatabiano, in Sicilia e Salon
del Tinell a Barcellona)

Nella
Cripta della Colonia Guell, con grandi sperimentazioni in
cantiere, fatte con modelli con corde e sacchetti contenenti pesi,
Gaudi realizza volte paraboliche e nervate su pilastri obliqui. In
questa opera c'è anche un grande simbolismo religioso. Le volte
dall’aspetto di scheletro possono essere state lo spunto per
alcune opere di Calatrava.
Nella
torre Bellesguard, Gaudi riprende invece i temi dell'architettura
civile catalana in onore a Martino I, che nel 400 aveva la
residenza nello stesso luogo.

Parco
Guell doveva essere una città giardino con 60 case unifamiliari.
Il progetto non ebbe successo e grazie a questo oggi Barcellona può
godere di un polmone verde in più. Pilastri obliqui, applicazione
di vetri e ceramiche su superfici curve (trincadis), un ampio
terrazzo poggiante su colonne doriche trabeate, che in progetto
doveva essere un mercato coperto e un drago all'entrata, sono gli
elementi caratterizzanti di questo famosissimo progetto.
Casa
Batllo è un progetto di restauro di un edificio già esistente
nel Paseo de Gracia, di passo stretto, in quella che poi sarà in
seguito definita la mela della discordia per la differenza di
stili dei vari palazzi. Elementi curvi, mosaici e ciminiere per
una facciata barocca ondulata alla maniera spagnola, ma anche
siciliana (Chiesa del Carmine a Milazzo)

La
Casa Millà (“la Pedrera”) sembra ricavata dalla roccia. In
realtà ha struttura è in acciaio ed è ricoperta da grandi
blocchi di pietra lavorati a pie d'opera. Il palazzo segue
perfettamente l'andamento del lotto disegnato da Ildefonso Cerdà.
Anche qui l'aspetto è barocco.
Nella
Sagrada Familia i pinnacoli e le guglie sono di chiara provenienza
gotica, ma non catalana, bensì francese. Le strutture si reggono
da sole, non hanno bisogno di archi rampanti e contrafforti e la
costruzione procede per passi verticali non orizzontali. Ogni
torre è infatti autosostenuta. Le alte torri strette fra loro
ricordano anche il barocco spagnolo settecentesco.

La
decisione di costruite l’immenso edificio, dedicato alla sacra
famiglia, fu di una congregazione di devoti di San Giuseppe,
capitanati dall’editore Bocabella. Incaricato del progetto fu
inizialmente l'arch. Villar. Ma questi presto venne licenziato per
incompatibilità coi committenti e l'incarico venne affidato a
Martorell, che per aver redatto la perizia contro Villar rinunciò
per motivi deontologici all'incarico affidando il lavori a Gaudì,
all'età di soli 31 anni.
La
Sagrada Famiglia è ancora in costruzione, come prevedeva lo
stesso Gaudì al momento di redigere il primo progetto.
Esistono
alcune analogie fra l’architettura di Gaudi e quella di Ernesto
Basile, palermitano e maggior esponente del liberty italiano.
Ambedue sperimentano in forma romantica le architetture radicate
nel territorio come quella araba (presente sia in
Sicilia che in Spagna) e lo stesso gotico catalano. Ambedue
realizzano le loro migliori opere, capisaldi del modernismo in
Spagna e del liberty in Italia, grazie ai loro mecenati, da un
lato Guell dall'altro Florio. |