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Un gran maestro giocoliere
Caro J.H.
Hai fatto troppo in fretta le valige alate
ci hai lasciato con tutti i tuoi giochi aperti…
hai sempre fatto poco rumore
così come
per la tua partenza…
sei un vero MAESTRO discreto…
ricordiamo insieme la tua presenza
con la banda dei FIVE architects N.Y
-il catalogo della VII mostra a Napoli poi
ristampato per Officina;
- La comunità delle differenze;
- L'intervista / editoriale di Alex Mendini
al Direttore J.H.
della prestigiosa Cooper Union di N.Y
per Domus 644;
- Le presenze su Lotus e Casabella
oltre a Domus e GranBazaar;
- La tua lettura straordinaria su casa Malaparte
ricordata anche dal Tafuri;
-L'abaco delle case personaggio;
- Le tredici torri di Cannaregio;
- Il Musicista nel Martin-Gropius-Bau;
- La triennale milanese con un progetto
per la città in Bovisa;
- Il libro di Mask of Medusa;
- Il cimitero delle ceneri del pensiero;
- Berlino Masque;
- Devil's Bridge;
- alcune pagine di Phalaris
- ma soprattutto la tua bella fiaba
raccontata in "Forme e pensiero del moderno",
ritrovabile sui tipi Feltrinelli a cura
di Franco Rella,
con L'Architettura e la patognomicità
attraverso paesaggi che vanno
dall'"architettura e la sua malattia"
al respiro dell'architettura-serata a Llano
e per finire
con Il mantello di Cecilia- Episodio del nord:
"…in primavera quando il ghiaccio sulla superficie
del laghetto si discioglie, Nathaniel
si mise alla ricerca di Cecilia.
Non riuscì a trovarla.
Eppure sapeva qual era il punto
esatto in cui era affogata, perché proprio
lì crescevano delle ninfee nere.
Costruì attorno al laghetto una palizzata
di ferro alta due metri.
Le sere d'estate le bisce d'acqua
e di terra si arrotolavano
attorno ai pali
di metallo formando una
ghirlanda che ondeggiava, ricordando
la scomparsa di Cecilia."
...e non possiamo dimenticare
il tuo insegnamento
magico e magnetico
dove la poetica è fondatrice del pensiero/progetto
e del gioco compositivo…
il tuo segno, raffinato disegno, è segno profondo
della mente… è sempre un messaggio evocativo
e pieno di vita… la costruzione di parole,
pezzi, frammenti, riedizioni dell'officina olimpica
che non ha mai perso il gusto
del bambino nel sublimare in giochi e giocattoli
il "piacere del progetto di architettura"…
In questo è incalzante la risposta al Mendini
" La strada è solitaria e atemporale …Da giovani,
si è spinti da un vento alle spalle ( un vento lento e calmo).
Quando la vecchiaia si avvicina il vento è davanti a noi
e crea un'aspirazione incontrollata che accelera i nostri
passi"…
Caro John più di altri hai sottolineato
il senso della poesia nell'architettura
con la tensione del racconto e della memoria…
lontano dalla moda dei materiali
e della tecnologia tanto per dichiararsi…
le tue architetture buffe cariche
d 'ironia della narrazione
che si miscelano costantemente con il sito…
cancellano liberando
"...le più antiche opposizioni della civiltà alfabetica:
mostrare e nominare, raffigurare e dire,
riprodurre e articolare, imitare e significare,
guardare e leggere".
La tua tendenza all'oggetto ubiquo
ma poi stranamente radicato
ti ha spinto
a leggere ed operare nella città contemporanea
con nuovi strumenti…
così affiorano
come progetti innovativi
Venezia, Milano, Berlino, Riga…
La tua ricerca ha aperto sentieri di
riflessione
negli ambiti disciplinari
dall'architettura degli interni
alle città
della teoria del caos…
Caro John Hejduk
è ora di scrivere una tua monografia
e studiare attentamente il tuo lavoro
non solo per il prestigio
che ricoprivi…
grazie per le emozioni che
ci hai regalato
e piacevolmente ci hai fatto giocare
ritornando per attimi ancora bambini
attraverso i tuoi percorsi
di
progetto
arrivederci
grande J.H.
B.D.B.
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