PAESAGGI 

STANZE 
rubrica 
di 
BRUNETTO DE BATTE' 

quindicesimo 
numero

 

John 
Hejduk 


 

Un gran maestro giocoliere 
Caro J.H. 
Hai fatto troppo in fretta le valige alate 
ci hai lasciato con tutti i tuoi giochi aperti… 
hai sempre fatto poco rumore 
così come 
per la tua partenza… 
sei un vero MAESTRO discreto… 
ricordiamo insieme la tua presenza 
con la banda dei FIVE architects N.Y 
-il catalogo della VII mostra a Napoli poi 
ristampato per Officina; 
- La comunità delle differenze; 
- L'intervista / editoriale di Alex Mendini 
al Direttore J.H. 
della prestigiosa Cooper Union di N.Y 
per Domus 644; 
- Le presenze su Lotus e Casabella 
oltre a Domus e GranBazaar; 
- La tua lettura straordinaria su casa Malaparte 
ricordata anche dal Tafuri; 
-L'abaco delle case personaggio; 
- Le tredici torri di Cannaregio; 
- Il Musicista nel Martin-Gropius-Bau; 
- La triennale milanese con un progetto 
per la città in Bovisa; 
- Il libro di Mask of Medusa; 
- Il cimitero delle ceneri del pensiero; 
- Berlino Masque; 
- Devil's Bridge; 
- alcune pagine di Phalaris 
- ma soprattutto la tua bella fiaba 
raccontata in "Forme e pensiero del moderno", 
ritrovabile sui tipi Feltrinelli a cura 
di Franco Rella, 
con L'Architettura e la patognomicità 
attraverso paesaggi che vanno 
dall'"architettura e la sua malattia" 
al respiro dell'architettura-serata a Llano 
e per finire 
con Il mantello di Cecilia- Episodio del nord: 
"…in primavera quando il ghiaccio sulla superficie 
del laghetto si discioglie, Nathaniel 
si mise alla ricerca di Cecilia. 
Non riuscì a trovarla. 
Eppure sapeva qual era il punto 
esatto in cui era affogata, perché proprio 
lì crescevano delle ninfee nere. 
Costruì attorno al laghetto una palizzata 
di ferro alta due metri. 
Le sere d'estate le bisce d'acqua 
e di terra si arrotolavano 
attorno ai pali 
di metallo formando una 
ghirlanda che ondeggiava, ricordando 
la scomparsa di Cecilia." 
...e non possiamo dimenticare 
il tuo insegnamento 
magico e magnetico 
dove la poetica è fondatrice del pensiero/progetto 
e del gioco compositivo… 
il tuo segno, raffinato disegno, è segno profondo 
della mente… è sempre un messaggio evocativo 
e pieno di vita… la costruzione di parole, 
pezzi, frammenti, riedizioni dell'officina olimpica 
che non ha mai perso il gusto 
del bambino nel sublimare in giochi e giocattoli 
il "piacere del progetto di architettura"… 
In questo è incalzante la risposta al Mendini 
" La strada è solitaria e atemporale …Da giovani, 
si è spinti da un vento alle spalle ( un vento lento e calmo). 
Quando la vecchiaia si avvicina il vento è davanti a noi 
e crea un'aspirazione incontrollata che accelera i nostri 
passi"… 
Caro John più di altri hai sottolineato 
il senso della poesia nell'architettura 
con la tensione del racconto e della memoria… 
lontano dalla moda dei materiali 
e della tecnologia tanto per dichiararsi… 
le tue architetture buffe cariche 
d 'ironia della narrazione 
che si miscelano costantemente con il sito… 
cancellano liberando 
"...le più antiche opposizioni della civiltà alfabetica: 
mostrare e nominare, raffigurare e dire, 
riprodurre e articolare, imitare e significare, 
guardare e leggere". 

La tua tendenza all'oggetto ubiquo 
ma poi stranamente radicato 
ti ha spinto 
a leggere ed operare nella città contemporanea 
con nuovi strumenti… 
così affiorano 
come progetti innovativi 
Venezia, Milano, Berlino, Riga… 
La tua ricerca ha aperto sentieri di 
riflessione 
negli ambiti disciplinari 
dall'architettura degli interni 
alle città 
della teoria del caos… 
Caro John Hejduk 
è ora di scrivere una tua monografia 
e studiare attentamente il tuo lavoro 
non solo per il prestigio 
che ricoprivi… 
grazie per le emozioni che 
ci hai regalato 
e piacevolmente ci hai fatto giocare 
ritornando per attimi ancora bambini 
attraverso i tuoi percorsi 
di 
progetto 
arrivederci 
grande J.H. 


B.D.B.