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ASPETTANDO CHE
UNA PORTA SI SCHIUDA
Viaggiando in treno si può abitare
lo spazio dello scorrimento,
per l'appunto il tempo del corridoio...
lì c'è il verosimile scandire dei fusi orari,
fuori il ritmo della vita dei luoghi attraversati...
e la punta del naso che sfiora
il freddo vetro del finestrino tamburellante
che ritma lo scorrere del tempo
dell'andare sulle rotaie..
ma alle spalle il continuo passeggio e
ciacolanti salottini incalzano storie diverse ...
che corrispondono ad un corridietro del corrivare...
Ma per chi sta nel corridore
è l'osservato grande osservatore ...
e l'immaginario del percepire s'incaglia
aspettando che una porta si schiuda.
Appunto stando sul treno si può ricordare
la lettera d'incarico a Gianluigi Pieruzzi
e contemporaneamente
la copertina
di Casabella n. 407
disegnata da Max Peintner...
Cosa dire di un tema d'architettura
che trattiene tutta l'energia del
VESTIBOLO?!
Asplund ribalta l'abitare nel moderno
pur stando nella tradizione
proprio attraverso il camminamento
verso le stanze,
Francesco Venezia propone il suo remoto rifugio
ribadendo il LABIRINTO...
Comunque è il LUOGO DELL'ATTESA,
il corridoio
giunto distributo
che diviene luogo MAGICO per eccellenza
dove le tensioni dello spazio convergono in una sorta di parafulmine...
allora affiorano i collage di Max Ernest,
le poetiche suggestioni di Hejduk accanto al Portaluppi,
i misteri di Paul Delvaux e di Luca Quartana,
le passeggiate interne proposte da
Siza, Dardi, Grassi, Vito Acconci…
La soluzione telescopica intrecciata
riproduce lo spazio dell'abitare
come il Laboratorio DS
scopre nel '8O e Holl ribadisce in Lotus nel '9O.
L'infilata prospettica di De Feo
pone la questione dello spazio virtuale
attraverso il gioco degli specchi, introducendo
l'enigma della duplicità nella sua proiezione infinita...
il colpo d'occhio avverte il soffio del vorticoso buco nero.
L'esperienza limite di Jean Pierre Raynaud
nella dimora parigina
ribalta in negativo la Merzbau
oscillando tra presenza ed assenza.
Il catalogo pittoresco tracciato da Arduino Cantafora
trattiene in modo anglosassone la tradizione
di un mondo milanese fatto di stanze metafisiche
e gelidi corridoi... ma è attorno alla SOGLIA
il mirabolante argomentare del progetto pittorico
...il sospiro della sorpresa, la tensione dell'ignoto e della
scoperta.
Sono sicuro che il corridoio più di ogni altra stanza
è il luogo dell'esperienza...
E' così che, nel breve o disteso tratto del percorso ,
i nostri sensi sono chiamati
in modo animalesco a percepire il sensibile
remoto e a determinare geometrie e coordinate
di riferimento per capire lo spazio
anche dietro le porte... l 'intuito è sollecitato
in tutta la sua estensione ed il corpo tende
ad espandersi per percepire ogni segno...
come cani si fiuta l'aria e le papille
salivano per trattenere ogni sapore
dell'ambiente... ogni rumore è una ragionata
catalogazione di oggetti che non si vedono
e si sommano a tutti quelli esposti lì....
Per certi versi raggiunge
,in una dimensione onirica, il pensatoio...
ANTICAMERA...
ANDITO
COLADERO
GANG...
CORRIDOR
Barbara Radice lo intravede
come il luogo del caos ordinato….
In parte s'innesta la "teoria delle corrispondenze",
direi il luogo delle grandi emozioni
vissute come in un lampo
ma che segnano nel ricordo
il luogo e l'evento...
Val bene la lettura di Hervé Jaquen
"Le dodici stanze di Monsieur Hannibal"
assieme
al cantaforiano
"Quindici stanze per una casa"
per rimanere in tema
e
a conclusione sottolineo la
frase di Arduino
"…chi ha pensato di farmi immaginare un corridoio,
è stato veramente cortese,
o meglio,
conosce il mondo dei miei riferimenti…"
B.D.B
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