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",,,,e
fu così che ci trovammo di fronte alla metafora del luogo, punto
di contatto tra il sensibile reso manifesto dallo sguardo e
l'immaginazione. L'oggetto
estetico espande
la sua forma in rappresentazione, ultima spiaggia
della soggettività dell'uomo…" (1972)
Una
delle tante frasi tratte dai
manifesti del LABORATORIO DS sull' architettura sensibile degli anni
'70 che hanno aperto con alcuni
esponenti dell'ARCHITETTURA RADICALE (Mendini,
Sottsass, Pesce.. ) un tracciato di ricerca possibile su un fare oltre ed
altrove la disciplina.
In
quel solco si sono ritrovati poi
Toyo Ito , Peter Zumthor, Hans
Hollein…
Sollecitare
tutti i sensi era il programma del LABORATORIO DS,
un'architettura
che si guarda si tocca si ascolta, si lecca e gusta…che può interagire
con
il fruitore in un certo modo si preludeva alla TRANSARCHITECTURE.
Oggi
ritroviamo una linea continua di ricerca altra, e guardando indietro si
possono allineare Paul Virilio,
Peter Cook, Iannins Xenakis, Markos Novak …
Queste
strutture, questi spazi interagiscono con chi entra, intonando melodie
controllate dal visitatore, ma sempre virtuali.
Ma
volevo indicare in questo profilo lo STUDIO AZZURRO ,un gruppo
di Milano, che nel tempo (più di vent'anni di lavoro)
si è imposto con una
serie di sperimentazioni
in diversi settori,
allestimenti- performance - e teatro.
L'uso
multimediale di tecnologie video articolate a progetti di ambientazioni
tematiche, usate in modo estese, hanno generato col tempo un nuovo modo di
concepire lo spazio.
Lo
spazio contemporaneo mutante sotto la sollecitazione di tatto e grida in
modo da calarsi come fruitori in un ipertesto proiettante su pareti
o oggetti domestici (ampi tavoli) in una dinamica degli eventi che si
moltiplicano come riflessi in una storia dove il visitatore è anche
l'autore e attore dello spazio rappresentato…
L'assenza
della prospettiva rinascimentale, sostituita
da generi naturali acqua, fuoco, pioggia, da pecore al pascolo, rettili e
topi, nudi corpi danzanti, o battaglie
medioevali come il dipinto di Paolo Uccello ,
animato per settori genera la perdita dell'orientamento e fa entrare
nel mondo dei sensi.
Oltre
alla costruzione di isole sonore, si generano delle microstorie…le stanze
sono vissute come salti di percezione dall'aurorale all'amniotico in un
decomporsi nell'immagine che conduce al gioco dell'avventura.
L'ascolto
dei rumori, come per il futurista Russolo o il parco sonic architecture nel
Bronx
aprono,
assieme al prato eolico di Makoto Sei Watanabe, il senso dell'ascolto…
Lo
STUDIO AZZURRO ha
straordinariamente inventato lo spazio vivibile ipertestuale e multimediale
accrescendo le potenzialità dell'abitare nel moderno
raggiungendo l'inaspettato….lo STUDIO AZZURRO aumenta così il catalogo
campionato di "SPAZI
ALTRI" di Georg Perec.
Riprendiamo
altre parti del manifesto del Laboratorio DS:
"…e
fu così che ci trovammo di
fronte al giardino incantato,,,
IL
miraggio evocato produce
illusione. E' come vedere un riflesso di luce, percezione illusoria di un
oggetto reale.
L'immagine
nata in quel solco profondo dei sentimenti obietta alla forma reale un
diverso contesto.
Volgendo
lo sguardo si capisce che quel nuovo luogo è il principio e la fine.
Al
nostro passare ogni cosa svanisce rimane il sensibile, l'idea
pronunciata…"
in
queste parole emotive si racchiude in modo speculare si riflette il lavoro
dello STUDIO AZZURRO fatto di
ambiti dove l'esperienza dei
sensi sollecita una vertigine continua
di memorie e sentimenti.
Al
di là di ultime mode sperimentali sulla pelle degli edifici, giocando con i
materiali, questa nuova apertura deve far riflettere.
Qui
accanto compaiono
altre
stanze d’artista
(non
solo STUDIO AZZURRO)
una
ricognizione a cavallo del terzo millennio
e
prendiamole
come un inizio di un possibile catalogo emozionale…
Non
dimentichiamo che Plinio il Vecchio
annotava
di un certo tempio greco,
le
colonne erano ingessate – e il gesso era lavorato
con
latte nel quale era stato intinto dello zafferano per colorarlo di giallo…
lui
ci ricorda: “quando ci si lecca un dito dopo averlo strofinato su una
colonna
si
può ancora odorare lo zafferano”
Vale
a dire che si può parlare di una vera architettura classica per quella
In
cui si può ancora odorare lo zafferano.
Queste
stanze d’artista
sorprendono,
generano reazioni ai nostri sensi…
entrandoci
lo sguardo è sorpassato dal
coinvolgimento…
sensazioni…
tutto
appare e scompare…
si
imprime nella mente
un
ricordo
un’esperienza
che
resterà fissa
come
vissuto rituale
un
sogno
una
bella utopia
BDB
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