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Nell'apparenza
si può manifestare il soggetto ma al contempo questa può
rappresentare
una maschera attraverso la quale mostrarsi in un tentativo
di
dissimulazione che si pone come ostacolo alla conoscenza.
Nell'
intensificare la comunicazione delle novità o degli aggiornamenti in
architettura
l'apparenza
dell'apparire gioca un ruolo importante, sfidando l'utopia di Narciso,
oggi
più che mai superando le semplici notizie appoggiandosi sugli apparati
dell'immagine;
dove il virtuale nella sua potenzialità di elaborazione delle
figure
oggetto tendono a generare un mondo parallelo di ciò che "il mondo delle idee
produce"
formalizzandosi in forte immagine dell'immaginario o meglio
all'epistemologia dell'interpretazione generando la stanza degli specchi.
Le
nostre città crescono anche al di là delle mode, anche sui margini della
cultura giocando sulla memoria contesa tra fantasie di gesso e stanze
contadine.
Se
guardiamo le città di provincia (ab 100.000) con loro logiche di rete sul
territorio
scopriamo
una sociologia del sommerso, dimensioni di complessità dove la città
diffusa assume caratteri di aggregazione più sofisticati rispetto ai grandi
centri, e questo sguardo ci costringe ad
adoperare strumenti diversi per un processo di valutazione
sulle
tracce della città contemporanea.
Una
volta per tutte, superato lo sguardo alla manifestazione sui palchi e
passerelle delle "stelle" sull'onda dei "maestri" si
apre l'orizzonte in ombra dell'animo umano, il caos,l'irregolare, ma anche i
sogni, le memorie, i desideri, che sono stati sempre considerati un
intralcio alla compiutezza formale del progetto al rigore geometrico…che
ci fa esplorare recuperando (senza nostalgie stilistiche) gli istinti, le
tradizioni, i dialetti…
Ne
deriva una sorta di estetica del conflitto colma di significati, dove la
città appare un emporio di segni, spazio dell'incontro, dimora del corpo
metropolitano…
Questa
città per narrare è ora Alessandria capitale di provincia del basso
Piemonte.
Una
città in un nuovo fermento nel suo territorio, pur rimanendo nella sua
dimensione.
La
città di Umberto Eco l'autore del romanzo più tradotto e più conosciuto
di
tutti i tempi "IL NOME DELLA ROSA".
Una
città che si alimenta sapientemente con oggetti architettonici particolari,
la città di Ignazio Gardella con le case Borsalino
(due
palazzi in viale 1952,
Dispensario Antitubercolare 1933/37, Laboratorio di Igene o Profilassi
1933/38, Ospedale infantile 1934) …. con accanto un complesso residenziale
postmoderno di Paolo
Portoghesi, un recupero di Giancarlo De Carlo attraverso la sottile lettura
della struttura urbana che si riversa all'interno del progetto.
Ultimamente
Richard Meier ha progettato un ponte aprendo la città ad un
dibattito
internazionale ed in ultimo due cantieri di Leon Krier che qui presentiamo
con
le immagini.
Quest'istantanea
su Alessandria traccia un percorso di modernità a doppio filo
il
rinnovamento da una parte sulla continuità del movimento moderno nelle sue
evoluzioni
e contaminazioni linguistiche e l'altro che si profila come revisione
esplorativa
del regionalismo critico.
Alan
Colquhoun tempo fa produceva alcune riflessioni su Casabella con saggi dai
correnti titoli "classicismo e ideologia,
- classicismo, primitivo, vernacolare
-
conflitti ideologici del moderno - regionalismi e
tecnologie"…riprendendoli come "visori "e "regoli
" verrebbero ad essere gli strumenti per introdurre un'indagine a
quest'istantanea e volgendo lo sguardo sul territorio , affiora anche un
gruppo di case di Guido Gozzoli, in questo scenario
di riflessione sul
moderno rivisitato in
un
seducente eclettismo dosato tra poeticità e vernacolare, disinibito dalle
regole dello stile, utilizza i registri della comunicazione riportando a
quelle trame complesse sovrapposte proprio come il "nuovo romanzo"
(IL NOME DELLA ROSA.).
Su
questo profilo continua la dimensione regionale, il regionalismo critico, già iniziato
da
Gabetti&Isola, che attraversa la penisola qua e la e ritorna ad
Alessandria con
Krier
e Gozzoli sotto forma di racconto.
BDB
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