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Era estate,
quest'estate per l'appunto …per banalità di percorsi sono uscito da Siena
per la campagna…volevo raggiungere l'abbazia di Sant' Antimo …mi mancava…ho
voluto immergermi in questo straordinario paesaggio italiano perdendomi…poi
nel paese di Buonconvento ho scoperto un'architettura "curiosa" mi
rammentava qualcosa di visto e per giunta con certo interesse…poi passato
ad altre scoperte ho riposto quel ricordo. Al ritorno, dal viaggio
attraverso l'Italia, mi accorsi che quei luoghi tra Montalcino e Siena è un
territorio praticato da Andreini. Già conoscevo il suo lavoro, ricordo la
quadrata pubblicazione dell'Electa, e il copioso volume redatto dall'Alfonso
Acocella sui "Tetti in laterizio" dove la punta fine acquerellata
dell'Andreini racconta morfotipologie e situazioni di possibili aggregazioni…
apre capitoli con accenni a una città futuribile. Per comprendere l'opera
di questo architetto (costruttore /eremita&sognatore), bisogna calarsi
fortemente nello spirito del paesaggio toscano, nella sua aria e luce, nei
tempi silenti…di un sapore rurale…tutto centamente lontano, con
cronometrie diverse, dalle ricerche super tecnologiche, e dalle
sperimentazioni tra forme e nuovi materiali. Qui vige la fabbrica
tradizionale del cotto o dell'intonaco dipinto…osservando i 160 disegni di
Nova Atlantide affiora un "manuale di comportamenti", un
inventario di soluzioni, che suggerisce segni efficaci con stemperamenti nel
paesaggio, assunzioni di registri a ritmo di sequenza che possiamo ritrovare
in Minardi alla Pescaia San Niccolò di Firenze, in Natalini a Palazzuolo e
Firenze, in Carmassi a Pisa, in Pellegrini con la casa dell'apicultore, in
Vittorio Savi con la propria casa a Doccia di Pontassieve… stando nel
territorio regionale…., un principio per poter generare e ritrovare un
regionalismo critico secondo Colquhoun o meglio ancora un ritrovamento del
classico nel primitivo vernacolare dove impera "lessi s more". La
Toscana è presente, come terra… bruciata di Siena, come il silenzio del
cielo, …come l'ordine delle tessiture, …. come i filari dei cipressi che
delimitano in modo costruito parti di paesaggio… nei progetti di Andreini
ci sono visioni associative, pontevecchio e dintorni, Montalcino e Pienza,
casolari & cascine, Siena e le Abbazie…il suo segno ha la capacità di
metabolizzare il senso del paesaggio rendendolo costruito e sublime…un
perdersi nell'immagine e nell'immaginazione ma concreta con consapevole
perizia del fare, misurato, parsimonioso…genuino & costruttivo.
Ultimamente il suo ritiro ha prodotto nuove opere, progetti e cantieri, che
portano avanti oltre i confini regionali un lavoro sapiente di comporre,
borghi, frammenti unitari urbani, frammenti di spazi domestici, chiostri,
corti, spazi interni dove il senso comune delle relazioni viene suggerito in
modo naturale. Così i disegni di Nova Atlantide prendono corpo nei
complessi del Poggiolo e/o Palazzuolo e/o Albergheria e qualcuna delle tre
chiese in costruzione di Bologna,Firenze,Catania che qui alleghiamo. Questi
ultimi lavori, riflettono un interesse particolare per l'architetto, è la
sfida di uscire fuori un perimetro territoriale che in qualche modo lo ha
caratterizzato, questo suo sdoganamento …lo si ritrova nelle chiese o
complessi religiosi non tanto per la rinnovata restituzione del disegno
(dall'acquerello al 3D) ma l'aria che si respira tende in questo modo di
affrontare il progetto, legato alle realtà specifiche e ai mondi di
produzione misurata…al passo delle trasformazioni specifiche…lontano
dalle chiassose forme stranite di ultima moda che intrippano grandi e
bambini per effimere stagioni… è una scelta, di vita consapevole, un
ritiro che paga nel tempo, una scelta che precedenti generazioni hanno già
praticato, …pensiamo a Gabetti & Isola e Raineri, il ritorno in quella
dimensione di Valle, un Manfredini, Culotta & Leone, …sino al Guerri,
Burelli e il Zucchi a Venezia e Galantino sul lago d'Orta…le giovani
Lafuente & Monge…
Trovo di
notevole interesse i cantieri a Poggiolo e Albergheria a Montalcino che ho
visto e apprezzato proprio sotto il sole estivo…e il Complesso
residenziale Palazzuolo a S.Quirico d'Orcia.
Mentre la
casa Aggiunta, casa Bifronte e casa Chiostro a S.Angelo in Colle, casa
Trilogia a Buonconvento, complesso residenziale Nuovo Borgo a Torrenieri
sono costruzioni che in qualche modo già conosciamo.
Rileggendo
le presentazioni di Acocella, Koenig in "Architettura in corso"
ed. Electa e di Pisani in "Nova Atlantide" ed. Libria si può dire
che l'Andreini ha maturato sapientemente l'esperienza del costruire,
semplificandola nella competenza dell'uso, il concetto di frammento a
sistema aperto si fa sempre più forte, non come generatore, ma come
possibilità di fabbrica continua…il registro della complessità non è
inutile stile…ma ne diviene meccanismo di scambio tra le scale , tra
paesaggio e dettaglio. Gli ultimi progetti rimettono in gioco le cronologie,
registrazioni di tempo, concludo "Il mondo intorno a noi si dissolve,
lasciando qua e là chiazze di tempo" scriveva Henry Miller in Tropico
del Cancro. "percepire il trascorrere temporale è un'azione complessa
mutevole, soggettiva e sociale insieme, arcaica e attuale, interiore e
codificata da innumerevoli strumenti…" afferma l'amica
sociologa-urbana Antida Gazzola In L'orologio dei tempi su GUD 01.
b.d.b.
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