Dopo il rigore del recupero Pietro Carlo Pellegrini, che ci
ha già offerto nella fabbrica del Duomo di Lucca ed in altri
saggi…, ha aperto nuove pagine con edifici di nuova
fondazione, ho già fatto scorrere sul web la casa
dell’apicoltore, il palex e le gemelle, il
gemellino-fratello blu, ed ora l’edificio giallo.
Dopo il bianco abbinato a colori naturali legati ad essenze
lignee e tenuto tutto sotto un registro di “semplicità
temperata” (come la definisce Sergio Polano sul libretto
della libria che raccoglie come in un book i
progetti di PCP) ma le due ultime opere staccano con il
mondo della tinta diversa dal bianco, si fa strada quella
ricerca del carattere ed identità di un edificio sempre più
forte (che già intravvedeva Marco Mulazzani ).
Sono convinto che questa strada imboccata è una gransvolta,
la frequenza blu apre interpretazioni
divergenti ( il blu del cielo di Bataill - per non citare
Modugno , il blu Klein, blus, Blu di Sèvres - di Prussia –
di alizarina – metilene, blue/jeans, azul, biechi blu di
“yellow submarine”…) alla frequenza del giallo (oro, cromo,
zinco, di acridina, di alizarina…)
In questo ultimo edificio voluto per eventi culturali in
Porcari presso Lucca, già annunciato nella forma e colore
nel sopracitato libretto a pp.106/107, possiamo riscontrare
nell’ interno luci diffuse ed auree quasi simili alle
esperienze precedenti di abitazioni o ricoveri, ma qui più
calde e rarefatte.
A ripetizione sfecciano a memoria edifici sulla componente
dell’evanescente da Nouvel a Ciarlo
alle sperimentazioni di Herzog
y de Mouron, ma qui la luce di paglia oro calda muta ogni
genere di corrispondenze e pone l’edificio nel suo luogo
quella luce toscoemiliana
così precisa.
Penso che il tema che Pellegrini si sia posto come esigenza
fondativa era di definire una pelle all’edificio nuovo, un
vestito a misura di paesaggio, rigoroso e solare,
un’involucro che muta sotto l’incidenza dei raggi solari
alternandosi in trasparenze, rifrazioni, specchiamenti,
opacizzazioni… ma muta anche nella notte che diviene lantena
o figura monolitica nel profilo del buio, queste molteplici
alternanze rendendo l’lnvolucro pulsante rispetto ad un
intorno solidamente costruito.
Un edificio che del tema della leggerezza ne fa uso attraveso
anche semplici citazioni di “parenti”
più grandi come le gemelle ed il gemellino
analogie che si notano nella veletta di gronda in vetro a
sbalzo che è la cifra, ma anche la partitura strutturale
verticale, ricorda, i progetti precedenti ma in un’
“architettura sottile”.
Questo nuovo edificio sede per la Fondazione Giuseppe
Lazzareschi destinato ad ospitare e promuovere eventi
culturali, è situato in piazza Felice Orsi, lungo un lato
del Palazzo Municipale di Porcari, nella piazza più
importante e rappresentativa del comune toscano.
L’idea del progetto come sostiene Pietro Carlo con sue
parole “è stata quella di realizzare un volume astratto e
leggero, in parte trasparente, secondo le richieste della
Famiglia Lazzareschi, un’architettura che racchiude
all’interno gli spazi espositivi filtrati da una luce
diffusa e mutevole. L’involucro esterno consiste in una
pelle di vetro giallotenue, i cui pannelli, parzialmente
sovrapposti, ne disegnano il profilo mistilineo. Il colore
giallo del rivestimento degrada dolcemente dal giallo
intenso al livello del terreno, alla trasparenza totale
della gronda, dove lascia intravedere gli ambienti interni.
La semplicità delle forme del fabbricato nasconde
all’interno la struttura tecnologica necessaria per
sorreggere le lastre di vetro temperato, ed i rivestimenti
realizzati con pannelli di faggio, nascondono la struttura
dei solai e del corpo dei servizi. Il ricambio dell’aria è
reso possibile dalla presenza sulla copertura di dieci
lucernari dalla forma conica e dall’impianto di
condizionamento con aria primaria. Particolare attenzione è
stata posta allo studio degli allestimenti interni per
mostrare le opere sia pittoriche che scultoree, oltre a
dotare la Fondazione Giuseppe Lazzareschi di uno spazio per
conferenze e archivio.La sistemazione esterna è stata
costruita nel rispetto della Piazza Felice Orsi e del
contesto urbano, utilizzando la pietra di matraia come
finitura dei percorsi che si uniscono e si plasmano con lo
spazio pubblico esistente”.
Pellegrini è tra quei nuovi architetti italiani (penso ai 50
new italien architecture, two generations face to face… ma
anche alle comparse sul web qui in arch’it ) che fanno
registrare un mutamento di qualità in filigrana nel
complesso paesaggio costruito della penisola, segnali chiari
lontani dalla mode metropolitane e globali ma ricchi di
estreme attenzioni alle innovazioni.
Il “gioco sapiente” della composizione si fa sempre più
raffinato e di piccola scala… ma intenso dove paesaggio e
sovrastruttura diventano il referente del progetto.
Lucca e
i suoi intorni offre al bel paesaggio un itinerario
d’architettura contemporanea, così oltre all’ex Sede Empas
di Portoghesi ed il complesso per servizi della Cassa di
Risparmio a firma dei Bernasconi Ass. e la villa di Derossi,
incominciano ad aggiungersi alcune opere del Pellegrini e
tra queste l’ultima sottolinea che la nostra architettura
non ha niente da invidire ad altre mode o scuole, in fondo
non si può separare la teorizzazione con i processi di
costruzione (anche se è legittima in se la speculazione
della ricerca teorica …) alcune precedenti generazioni cos’ì
han preso distanze dal costruito (anche aggevolati da tempi
di sospensione di tempo e concorsi di carta…) , ora sembra
che nella dimensione della provincia italiana c’è una forte
ripresa con posizionamenti di opere che aprono orizonti
nuovi.
BDB