PAESAGGI 

STANZE 
rubrica 
di 
BRUNETTO DE BATTE' 

cinquantacinquesimo numero

UN EDIFICIO GIALLO

Dopo il rigore del recupero  Pietro Carlo Pellegrini, che ci ha già offerto nella fabbrica del Duomo di Lucca ed in altri saggi…,  ha aperto  nuove pagine con edifici di nuova fondazione, ho già fatto scorrere sul web la casa dell’apicoltore, il palex e le gemelle, il gemellino-fratello blu, ed ora l’edificio giallo.

 

Dopo il bianco abbinato a colori naturali legati ad essenze lignee e tenuto tutto sotto un registro di “semplicità temperata” (come la definisce Sergio Polano sul libretto della  libria che raccoglie come in un book i progetti di PCP) ma le due ultime opere staccano con il mondo della tinta diversa dal bianco, si fa strada quella ricerca del carattere ed identità di un edificio sempre più forte (che già intravvedeva Marco Mulazzani ).

 

Sono convinto che questa strada imboccata è una gransvolta, la frequenza blu  apre interpretazioni

divergenti ( il blu del cielo di Bataill  - per non citare Modugno , il blu Klein, blus,  Blu  di Sèvres - di Prussia – di alizarina – metilene, blue/jeans, azul,  biechi blu di “yellow submarine”…)  alla frequenza del giallo (oro, cromo, zinco, di acridina, di alizarina…)

 

In questo ultimo edificio voluto per eventi culturali in Porcari presso Lucca, già annunciato nella forma e colore nel  sopracitato libretto a pp.106/107, possiamo riscontrare nell’ interno luci diffuse ed auree  quasi simili alle esperienze precedenti  di abitazioni o ricoveri, ma qui più calde e rarefatte.

 

A ripetizione sfecciano a memoria edifici sulla componente dell’evanescente da Nouvel a Ciarlo

alle sperimentazioni di Herzog y de Mouron, ma qui la luce di paglia oro calda muta ogni genere di corrispondenze e pone l’edificio nel suo luogo quella luce toscoemiliana

così precisa.

 

Penso che il tema che Pellegrini si sia posto come esigenza fondativa era di definire una pelle all’edificio nuovo, un vestito a misura di paesaggio, rigoroso e solare, un’involucro che muta sotto l’incidenza dei raggi solari alternandosi in trasparenze, rifrazioni, specchiamenti, opacizzazioni… ma muta anche nella notte che diviene lantena o figura monolitica nel profilo del buio, queste molteplici alternanze  rendendo l’lnvolucro pulsante rispetto ad un intorno solidamente costruito.

 

Un edificio che del tema della leggerezza ne fa uso attraveso anche semplici citazioni di “parenti”

più grandi come le gemelle ed il gemellino 

analogie che si notano nella veletta di gronda in vetro a sbalzo che è la cifra, ma anche la partitura strutturale verticale, ricorda, i progetti precedenti  ma in un’  “architettura sottile”.

 

Questo nuovo edificio sede per la Fondazione Giuseppe Lazzareschi  destinato ad ospitare e promuovere eventi culturali, è situato in piazza Felice Orsi, lungo un lato del Palazzo Municipale di Porcari, nella piazza più importante e rappresentativa del comune toscano.

L’idea del progetto  come sostiene Pietro Carlo con sue parole “è stata quella di realizzare un  volume astratto e leggero, in parte trasparente, secondo le richieste della Famiglia Lazzareschi, un’architettura che racchiude all’interno gli spazi espositivi filtrati da una luce diffusa e mutevole. L’involucro esterno consiste in una pelle di vetro giallotenue, i cui pannelli, parzialmente sovrapposti, ne disegnano il profilo mistilineo. Il colore giallo del rivestimento degrada dolcemente dal giallo intenso al livello del terreno, alla trasparenza totale della gronda, dove lascia intravedere gli ambienti interni. La semplicità delle forme del fabbricato nasconde all’interno la  struttura tecnologica necessaria per sorreggere le lastre di vetro temperato, ed i rivestimenti realizzati con pannelli di  faggio, nascondono la struttura dei solai e del corpo dei servizi. Il ricambio dell’aria  è reso possibile dalla presenza sulla copertura di dieci lucernari dalla forma conica e dall’impianto di condizionamento con aria primaria. Particolare attenzione è stata posta allo studio degli allestimenti interni per mostrare le opere sia pittoriche che scultoree, oltre a dotare la Fondazione Giuseppe Lazzareschi di uno spazio per conferenze e archivio.La sistemazione esterna è stata costruita nel rispetto della Piazza Felice Orsi e del contesto urbano, utilizzando la pietra di matraia come finitura dei percorsi che si uniscono e si plasmano con lo spazio pubblico esistente”.

 

Pellegrini è tra quei nuovi architetti italiani  (penso ai 50 new italien architecture, two generations face to face… ma anche alle comparse sul web qui in arch’it ) che fanno registrare un mutamento di qualità in filigrana nel complesso paesaggio costruito della penisola, segnali chiari lontani dalla mode metropolitane e globali ma ricchi di estreme attenzioni alle innovazioni.

Il “gioco sapiente” della composizione si fa sempre più raffinato e di piccola scala… ma intenso dove paesaggio e sovrastruttura diventano il referente del progetto.

Lucca e i suoi intorni  offre al bel paesaggio un itinerario d’architettura contemporanea, così oltre all’ex  Sede Empas di Portoghesi ed il complesso per servizi della Cassa di Risparmio a firma dei Bernasconi Ass. e la villa di Derossi, incominciano ad aggiungersi alcune opere del Pellegrini e tra queste l’ultima sottolinea che la nostra architettura non ha niente da invidire ad altre mode o scuole, in fondo non si può separare la teorizzazione con i processi di costruzione (anche se è legittima in se la speculazione della ricerca teorica …) alcune precedenti generazioni cos’ì han preso distanze dal costruito (anche aggevolati da tempi di sospensione di tempo e concorsi di carta…) , ora sembra che nella dimensione della provincia italiana c’è una forte ripresa con posizionamenti di opere che aprono orizonti nuovi.

BDB