PAESAGGI 

STANZE 
rubrica 
di 
BRUNETTO DE BATTE' 

cinquantottesimo numero

Genova Attraverso la città e le architetture. Tracce per una storia recente

Ho già provato a tracciare un’immagine di Genova, in istantanee temporali, attraverso i Dossier sulla città per le riviste Spazio&Società (1), Gomorra e  Polis (2)  e poi per la mostra anni 25/55(3), e tutte le volte percorro strade diverse, sempre seducenti e sempre differente mi appare, attraverso lo specchio della storia/memoria, l’immagine della città “regina disadorna”… che poco in questi anni si è rivelata, ma che oggi si fa bella …

Ed ora attraversiamo pure insieme gli anni 60/80 come complici delle storie…

Un trentennio ricco di intrecciate relazioni, dove l’immagine ed il profilo della città è mutante con cadute e riprese alterne relazionate alle economie (dalle produzioni agli investimenti).

Come orientarsi dentro l’immensa rete ed evitare le illusioni ottiche?!

Da una parte suggerisco il percorso dell’eleganza con la leggerezza di un sogno e dall’altra ,con doppio filo, la cadenza del tempo che si dilata o si restringe in una misura di equipollenza.

Per comprendere le alterne vicende dell’innesto dagli anni della ripresa agli anni della inquietudine, una sfogliata  a “le ideologie degli urbanisti del dopoguerra” di Marcello Fabbri (4) che, con lucida vissuta analisi, suggerisce e traccia il percorso tra economia del paese e vicende urbanistiche con scelte di strategie… così si dipanano i capitoli come tappe di un percorso a cronometro : Schema Vanoni/ Città-Regione/ Programmazione/ Gli idola dell’efficienza/ La tristezza del neoricardiano/ Le avanguardie e l’esercito intellettuale di riserva/ Dal ’68 alle lotte per la casa/ Bologna – Peep- centro storico/ L’architettura della città/ Uno spettro si aggira per l’Italia.

Questa scaletta la prendiamo come griglia di riferimento, setaccio che campiona le vicende che possiamo qui ritrovare sino ai primi anni settanta.

Vi fu un tempo … dove la dolce vita scorreva e veniva immortalata come segmento tutto romano in celluloide felliniana. In quel tempo, sul finire degli anni ’50, in un clima da nobel, sorgevano gemme architettoniche come i musei dei Palazzi Bianco e Rosso (1952/62)sotto l’ordinamento di Caterina Marcenaro ed il tesoro di San Lorenzo (1952/56) di Franco Albini,ancora oggi esemplari saggi d’architettura; il Convento de la Castagna di Andrea Mor & Angelo Sibilla (1958/61), mirabile torre già in sintonia con le correnti neoliberty (5); la Villa Orlandini di Roboaldo Morozzo della Rocca (1958/63), straordinaria invenzione di recupero della memoria con innovazioni linguistiche architettoniche ancor oggi attuali; il Liceo Artistico N. Barabino di Cesare Fera&LucianoGrossi Bianchi (1958/68), interessante costruzione di gusto affine alla corrente anglosassone di AR; il Monoblocco- nuovo padiglione per l’ospedale S. Martino di Luigi Carlo Daneri e Eugenio Fuselli con Arnaldo Bagnasco (1958/72); serre e piscina a Capolungo nella villa Grimaldi Gassio (1959/62) sempre di Daneri. Già l’area della Fiera era partita con  un recupero di conquista di terra al mare (1957/70) ponendo le basi di un nuovo profilo di costa  già iniziato con la posatura della pista d’atterraggio a Sestri Ponente e inaugurata nel primo ottobre del ’59.

Erano per l’architettura gli anni del regno Albini/Daneri (vi ricordo che al IX CIAM a Aix-en-Provence, per il tema: L’habitat, venne presentato il quartiere modello INA CASA Bernabò Brea ’53) (6),delle anticipazioni di Andreani, a parte i passaggi di Quaroni che lascia segni in val Bisagno,e per l’urbanistica gli anni di Braccialini, ingegnere Capo del Comune e della Marcenaro la leggendaria (Zarina) direttrice delle belle Arti del Comune. E’ proprio in quest’aria di cambiamento che si profila la storia del Piano Regolatore del ’59 (7) come sintetizza Cevini “…(1957/59) l’Amministrazione Comunale investe del problema del “centro storico” una speciale commissione, col compito di redigere un piano di “valorizzazione, conservazione e  risanamento”. La mediazione politica…consente il recupero di quelle istanze di conservazione e salvaguardia espresse da tecnici e intellettuali – anche attraverso associazioni come Italia Nostra – e ormai diffuse presso taluni strati dell’opinione pubblica. Centrale, nelle vicende cittadine di questo periodo è l’episodio della nuova sede della Cassa di Risparmio, che fa scempio di un’area tra le più appetibili del centro antico …Nel frattempo si avvia la revisione del Piano Regolatore del ’59; l’iter lunghissimo e travagliato destinato a concludersi solo dopo vent’anni (aprile 1980), attraversava la sua prima difficile fase con la commissione presieduta da Giovanni Astengo  (giugno del 1963).

All’inizio del ’66, naufraga tra le polemiche la commissione Astengo, si perfezionava con il nuovo

e definitivo piano particolareggiato di via Madre di Dio, l’ultimo degli atti previsti dalla politica fascista di rinnovo urbano…”(8) Più preciso Luigi Lagomarsino che nel suo intervento affina le responsabilità “ nella gestione dell’urbanistica è interessante notare come dagli studi sul Piano del 1946 approvato nel ’50 si passi a configurare un numero molto rilevante di possibili trentatrè varianti approvate dal Comune tra il 1951 al ’58, prima del piano Regolatore del 1959. Varianti consistenti: basti pensare alla variante del 1953 che rende possibile la Pedemontana (Corso Europa). La possibilità edificatoria viene estesa a quasi tutto il territorio comunale. Braccialini (U.T.C.) commette un errore di valutazione: secondo lui il piano può consentire di introdurre 1.641.000 ab. (negli anni ’60 Genova ha circa 800.000 ab) nella prospettiva di raggiungere i 2.360.000 ab..  In realtà, nell’attività della successiva Commissione Astengo, molto criticata e contestata, insediata nel 1963, si afferma che, se saranno realizzate tutte le volumetrie consentite, la città potrà ospitare da 6 a 8 milioni di abitanti. E’ una sorta di sfida all’imprenditoria, che comunque tra gli anni ’50 e ’60 molto abilmente riesce a costruire in zone “impossibili”, che costituiscono ancora oggi un problema insolubile. Infatti qui l’urbanizzazione non è equilibrata, mancando accessibilità e servizi, e si è costruito utilizzando il massimo di edificabilità possibile (anche 17 m³ per m², una cosa abnorme). Il Piano Regolatore del 1959 non sceglie, ma permette di fare tutto: un po’ di edificabilità non  la nega a nessuno. (…) La Commissione Astengo è insediata nel 1963 con il Sindaco Pertusio. Astengo(considerato l’urbanista di maggior prestigio a livello nazionale) riunisce un gruppo di esperti di fama internazionale ingaggiando un numero consistente di giovani architetti e urbanisti insieme a Fuselli, Coppa ed altri. L’azione di Astengo contrasta le valutazioni dell’U.T.C. dove a Braccialini subentra Olcese, mentre a Pertusio succede Pedullà. Astengo propone quattro ipotesi tra cui scegliere in base a riscontri di fattibilità, sconvolgendo alcuni punti acquisiti, come ad esempio la cancellazione dell’aeroporto, la cui area andrebbe utilizzata per attività portuale. Astengo dunque vuole rimettere in gioco tutte le possibilità di progettazione urbanistica, in controtendenza con la linea di condotta mantenuta in tutti gli anni precedenti. La controparte (chi gestisce il potere) non è preparata né intenzionata ad accogliere  un discorso così nuovo e inevitabilmente i lavori della Commissione Astengo si interrompono nel novembre 1965. Dopo l’interessante documento dell’I.L.R.E.S. (’66) segue la commissione Tintori, molto veloce ed efficiente, che nel 1969/‘70 consegna il documento di sintesi per l’avvio alla revisione di  P.R.G….”(9)

Insomma iniziavano gli anni sessanta con un nuovo Piano Regolatore , che determinerà le successive scelte,  nello stesso periodo: i tumulti in piazza De Ferrari delle tute blu contro il governo Tambroni; JFK presidente in USA; il muro di Berlino; Berruti medaglia d’oro olimpionico e Gagarin nello spazio. ..tutto sull’onda del nuovo passo di twist. Iniziano gli anni del “consumismo”, degli elettrodomestici, della televisione come nuovo spazio, piazza ubiqua,  riferimento linguistico comportamentale… tutto questo era contemporaneo alle case economiche popolari di via Isonzo, di via Brenta, e di via Gorizia di Giulio Zappa e alle abitazioni in Corso Italia di Giulio Zappa & Piero Gambacciani (‘60). Mentre si concretizza il traforo del Monte Bianco (‘62) che modificherà di lì a poco il trasporto su gomma, si vara la Michelangelo e si inaugura l’aeroporto alla presenza di Segni. Contemporaneamente sorge la casa a torre in Villa Bozano di Luigi Carlo Daneri (‘62/’66) e si apre il primo Salone Nautico Internazionale che registrerà un successo clamoroso di pubblico richiamato dalla novità della nautica da diporto proposta nel quadro d’un sempre più diffuso benessere.

Genova attraverso Cantautori, Gruppo ’63, fumettisti e pubblicitari stabiliva un nuovo  asse con Alessandria – Milano, l’invisibile scia ha depositato diversi reperti . La Pineta d’ Arenzano diventava invece il  campo di sperimentazione per le firme del design milanese, disegnatori di nuovi tagli d’abitare (Gardella, Magistretti, Zanuso, Ponti, Veneziani, poi Rovera e Clivio …) (10).  Con lo stesso spirito sorgevano le due palazzine di  abitazione in Corso Italia  di Aldo Luigi Rizzo e Aldo Pino(‘63/’65).

La manipolazione dei materiali e della composizione portano in questa regione a forme articolate e complesse, sempre subordinate dall’assetto urbano e dall’acclività che condizionano lo zoccolo o l’attacco a terra. In questa prospettiva sono gli stabilimenti di linea di montaggio e ricovero caravelle di Rizzo & Pino  (’65) e le Chiese di Giuliano Forno come quella di San Rocco a Prà  (‘63) di straordinaria sezione dove lo stacco della copertura genera una luce diffusa “egizia”creando leggerezza all’involucro… e di Fera e Grossi Bianchi  (‘60 /’64) che con travi a cartelle appese disegnano le tre navate di S. Maria della Vittoria 

Nel frattempo si fa strada l’editoria di settore con Vitali & Ghianda che tra i titoli importanti mette a catalogo superbe pubblicazioni (di qualità sia culturale che tipografica): “amate l’architettura” di Giò Ponti (1° ed. ’57), “l’architettura dell’espressionismo” di Franco Borsi & Giovanni K. König (‘67), tre testi di urbanistica : ”argomenti di urbanistica e architettura”(’66), “l’indagine urbanistica”(’66) e ”Appunti di urbanistica genovese”(’67) di Giuliano Forno.  Vagnetti nello stesso periodo dirigeva i Quaderni dell’Istituto di Architettura e Rilievo dei Monumenti & Progettazione/Storia della novella Facoltà di Architettura innestata ad Ingegneria, quaderni questi, che raccoglievano ricognizioni e rilievi dell’architettura costruita poi restituiti con minuta e lenticolare mappatura del centro antico e monumenti dimenticati. Sempre Vagnetti & De Fiore inventariavano l’Alessi e trapiantavano la scuola romana affine a Muratori (Maretto,Greco,  Vaccaro, Caniggia). Battisti , dalla facoltà di Lettere, con Marcatrè stabilisce subito relazioni con Gregotti e Portoghesi, filtri di due nuove importanti correnti metodologiche (filosofica e/o storiografica). Erano gli anni delle “metodologie” e delle linee “teoriche” , dibattiti tra tipologia e morfologia, tra razionale ed organico,  e dei libri da infilare in tasca… i famigerati “tascabili”. Gli anni  della riscoperta “prospettiva come forma simbolica” (’61),“storia del concetto di spazio” (’63),“l’architettura della città” (’64),“sentimento e forma” (’65),“il territorio dell’architettura” (’66),“la costruzione logica” (’67),“Azione e Progetto” (‘67),“architettura come mass-media” (67), “l’architettura delle città nell’architettura contemporanea” (’68), “il medium è il messaggio”   (’67),“la prossemica” (‘68),“l’urbanistica e società opulenta” (’69),“autonomia dell’architettura” (’69),“la città come tutta architettura” (‘69),“l’impero dei segni” (’70),gli anni de “la speranza progettuale” (‘69)…

Mentre alla Biennale XXXII di Venezia (‘64)  si esponeva la Pop Art, (e intanto chiudeva Casabella Continuità di Rogers a Milano) veniva completata dall’IRI  l’Autostrada del Sole (2211 km  Milano/Reggio Calabria ) e le avanguardie si aggiravano in alcune gallerie cittadine, ma soprattutto collezionisti come Enrico Pedrini traghettavano dando spazio alle prime forme della nascente Architettura Radicale che tra Firenze e la Redazione di Casabella a Milano ormeggiava nella nostra città  per mostre, incontri… anche con Celant… Infatti  mi piace credere che Mendini, Sottssas, Pesce, La Pietra, Mosso…abbiano esposto prima qui che da altre parti… ma di certo c’era poi, dal decennio successivo, la presenza di Enrico D. Bona  e delle nuove leve  “fiorentine”(e mi ci metto anch’io come agitatore di un diverso approccio disciplinare al progetto)… non a caso oggi si è riformata una analoga situazione con gruppi come: A12, Actiegroep, Botto&Piccardo, Ricognizioni+Depositi, 5+1,… dove la ricerca di confine tra arti & architettura si fa corpo.

Mentre nelle sale cinematografiche si proiettava Mary Poppins e James Bond agente 007,  sorgeva la Sopraelevata costruita dalla Finsider nel ’65, su progetto dell’Ing.   Francesco de Miranda che derivava da una previsione del P.R.G. del ’59 e dalla constatazione che la struttura della città non consentiva più di smaltire il traffico. Un  manufatto questo che fa e farà discutere ancora …”ma tornando all’Ingegner F. de Miranda, …, bisogna riconoscere – condividendo la tesi  De Carlo – che per la scala italiana il suo compito era stato ragguardevole. Quanto al manufatto si può dire che se l’era cavata molto bene anche tenendo conto delle esigenze, spesso in contrasto tra loro, che aveva dovuto prendere in considerazione: ridurre al minimo i sostegni verticali e il loro ingombro sul terreno, non ostacolare (allora) il movimento ferroviario del porto, non interferire con gli impianti sotterranei e aerei, e soprattutto rendere rapida il più possibile l’esecuzione, e estesi il meno possibile i cantieri, per non ridurre la portata dell’unica connessione di traffico reale tra est e ovest … quanto al tracciato invece  non è stato altrettanto facile, anche perché attraversava tutta la città per quasi 5 km., da San Benigno (dove arrivano le autostrade) alla Foce (dove convergono le connessioni con il Levante). Perciò si può di nuovo dire che non è andata così male. Il tracciato si svolge tra curve e tratti rettilinei ben raccordati, sale e scende con pendenze lievi, schiv a tutti gli ostacoli verticali e orizzontali con mosse agili…”(11)  Così si può abbracciare, in maniera moderna, dall’auto che sfreccia sulle nuove “terrazze di marmo”, Genova a colpo d’occhio… e al palasport sono presenti in concerto The Beatles; inizia quell’epoca della flessibilità funzionale degli edifici in favore dell’evento, della spettacolarità di massa, “la società dello spettacolo”.

In centro, Piccapietra ormai è quasi sistemata (a parte i retri di galleria Mazzini) : gli eleganti uffici INA (Albini e Morozzo) e il bel  severo parallelepipedo fortilizio del palazzo di giustizia a firma di Giovanni Romano, Giorgio Olcese, Giulio Zappa (‘62/’66) che presenta un registro di affinità alla Rinascente romana sull’esterno ma di notevole interesse l’incastonatura del chiostro preesistente immorsato nelle nuove parti.

Sull’onda della moda delle prime minigonne s’inaugurava  il viadotto in val Polcevera di Riccardo Morandi (‘60/67) analogo ad un ponte sudamericano. Mentre il “Che” diventa leggenda come “Barnard” è subito contestazione, intanto costruzioni a ponte di Renzo Piano, sono in cantiere a Sestri P. , (‘68) abitazioni che precedono di poco gli altri sperimentalismi  residenziali collinari .

Questo decennio si conclude con “l’uomo sulla luna”, epocale notte mediatica e le contestazioni & l’autunno caldo che segnano gli inizi dell’escalation della tensione…

Sono anche gli anni dei fumetti dove personaggi come Barbarella, Diabolik, Jodell, Gordon, Valentina, … ospitano nelle loro visioni l’architettura o scorci di città …, sono gli anni delle riviste,  dei fumetti, delle immagini e alcuni architetti si buttano in questo settore come Fedriani, Musso…ed altri bozzettisti che di Genova ne hanno date diverse versioni e riletture (12).

A proposito di riletture… val la pena di rileggere a distanza un libro, rileggere, rivedere & rivalutare… Il personaggio in questione è Giancarlo De Carlo, figura chiara, antiaccademica per eccellenza, in opposizione ad ogni scivolamento intellettuale sia nei confronti delle mode che del potere. L’ultimo libro, di quel tempo è  La piramide rovesciata” (13). Quando uscì erano momenti caldi, le università erano in fermento ed in alterna occupazione, il mondo del progetto si modificava dall’urbanistica all’architettura. Questo libricino in veste De Donato era l’oggetto di discussione tra le fila degli studenti che ripescavano persino “Questioni d’Architettura” per capire…ma lì tra quelle righe, e forse non riuscivamo ad intuirne l’importanza, c’era il segno d’apertura ad un procedere verso il nuovo progetto , che personalmente poi , sulle tracce di Carlo Doglio e l’incontro con GDC, compresi e condivisi.  Il concetto di partecipazione (poi praticata da Kroll, ed altri…) era ed è una maniera di far scuola, a sistema aperto (quasi intesa come “opera aperta” di Umberto Eco) ma soprattutto anticipava la relazione d’ innesto dell’architettura nella società e la consapevolezza che l’idea di spazio (superata l’idea di un’architettura per il Principe) è questione di chi lo pratica, lo usa quotidianamente, lo trasforma ad uso e consumo. Insomma “Il pubblico dell’architettura” come in Parametro n. 5 e non la semantica del voyeur…Questo libello segna con più incisione di altri un programma politico del territorio in via di trasformazione, cogliendone le giuste aperture (che in parte poi hanno raccolto Secchi ed altri) di eventi complessi che il nostro paese dagli anni settanta ha posto come vie di trasformazione.

In questa prospettiva di trasformazione la ricerca ha un ruolo importante e viene promossa da Giovanni Francia con la sua stazione solare di S. Ilario a Nervi che porterà di lì a poco al progetto  della “città solare”.

Se dovessi scegliere a forza almeno tre opere rappresentative del passaggio storico ( avendo già consacrato tutto ciò che sta prima del ’55, alcuni edifici come… Albini, Daneri,   ) mi orienterei per primo sullo splendido edificio per gli uffici INA  in via XII ottobre di Roboaldo Morozzo della Rocca (‘64), per secondo sull’elegante grattacielo Sip (primo grattacielo a struttura portante in acciaio) di Piero Gambacciani, Melchiorre Bega e Attilio Viziano (‘64/’68), per terzo , a pari merito, sulla sopraelevata  e sul viadotto in val Polcevera ( peccato che non si sia realizzato il progetto di ampliamento del porto con Wachsmann, ma ogni cosa qui deve avere un senso e quel progetto se pur bello non serviva! ) (14) .

Tali opere rappresentano sia l’innovazione tecnologica e cantieristica , sia l’aggregazione di nuovi materiali.

Se gli scioperi operai dell’autunno del ‘69 segnano un’estensione sociale della lotta dalla fabbrica alla casa, l’inizio della costruzione della Centrale Nucleare  a Caorso (Piacenza, inaugurata nel ‘77) da parte dell’IRI- Finmeccanica con la partecipazione dell’Ansaldo Turbine, dà l’avvio agli anni settanta (1) che si aprono,  da una parte , in un pieno dibattito nazionale attorno al “Progetto ‘80” (15) dove Genova è individuata come quinta delle otto aree metropolitane nazionali e dall’altra con un libro preciso “l’architettura degli anni ‘70” (16), a firma di Richards, Blake e del genovese De Carlo. Nelle ultime pagine di questo tascabile, come veline, si raccolgono lucidi messaggi, tre appunti con i seguenti titoli… progetto come processo, ordine e disordine, sistemi aperti; solo questa triade risveglia questioni latenti sul tavolo ancor oggi oggetto della discussione e praticate attraverso l’ILAUD (Laboratorio Internazionale dove diverse scuole s’incontrano su temi analoghi come: costruire nel costruito, spazi allotropi, recupero delle periferie, progetti tentativi & tentatori, infrastrutture, territori & paesaggi, arcipelaghi)…. Ho avuto la fortuna di frequentare diversi Maestri: Libera, Michelucci, Gardella e De Carlo che anche con i suoi scritti mi ha dato il senso di un’architettura bella, tanto bella da non poter essere fotografata ma solamente vissuta o trasposta con il racconto, la descrizione, dove l’immaginario si libera dalla morsa metafisica dalla retorica del congelamento in una rinascita immaginativa,  ricreativa,  vitale, circolare…

Questi piccoli libri , “tascabili”,di cui parlavo prima, alcuni già appartengono al collezionismo raffinato delle rarità , tracciano in modo preciso l’idea d’architettura, di città ,anzi di architettura & territorio.

Stando sull’onda della collezione o raccolta, Genova si caratterizza con la grande duplice mostra, una tra le più belle dell’epoca,  “Immagine per la città” (17) tra Palazzo dell’Accademia e Palazzo Reale (‘72) con direzione della mostra  a cura di Gianfranco Bruno e un coordinamento di Franco Sborgi. Una vera saga d’arte sulla città e l’architettura.  Sono presenti le avanguardie : Superstudio, Archizoom, La Pietra, Archigram Group, gruppo UFO, i 9999, Himmelblau, Vostell, Hollein … ma c’è anche  l’architettura di “tendenza” della Triennale di Milano con Rossi, Bisogni, Renna, Canella, Dardi, Gregotti, Purini, Semerani, Siola … e i “figurativi” come  Savioli, Metamorph, Gruppo Ner e Aymonino… Nello stesso anno viene adottato il bel piano particolareggiato di Silvano Larini e Ignazio Gardella  per i nuovi insediamenti universitari nelle zone di San Donato e San Silvestro , il piano darà nuovo impulso al quartiere di Sarzano (18).

In questi anni pieni di tensione, la libreria Sileno editrice, tenuta dai fratelli Romano in galleria Mazzini, diventa il salotto della città, luogo d’incontro di intellettuali a largo giro. Ricordo che di lì passavano Eco, Fava, Terry Jons, Schwarz, Simoneti e Simonetti, … si organizzavano performance (come l’interessante installazione spaziale in Galleria (‘75) di Daniel Buren promossa da  G.Celant e C. Romano) e si stampavano piccoli quadernetti, anche d’architettura …come “tra i dire e il fare: utopia e comunità”, “muraglie”, “parole di pietra” ed  altri significativi testi attorno al situazionismo (19), rari per la tiratura limitata. Erano i tempi dove nasceva “α-beta”,  che potevi trovare proprio tra quegli scaffali assieme alle testate di riviste d’architettura consolidate e a quelle nuove dell’ underground oltre a “critica di classe”, “piani”, “quaderni rossi”, “Contropiano”, “Controspazio”, “In”,“In posa”,“che”,“Città e classe”,“quaderni del territorio”… Intanto alla XV Triennale di Milano (‘73) proprio come al congresso di Vienna  la “tendenza”, sanciva la restaurazione anche sui professionisti & tecnologi, e di lì governerà l’Accademia in una sorta di veto su tutto e azzerando ogni tipo di dibattito. Ricordo che il libro sull’espressionismo tedesco, prima ricordato per l’editoria genovese, veniva esplicitamente bandito nei  programma dell’ IUAV.

Intanto, uno dopo l’altro, gli enunciati del “moderno” rotolano via lungo il “declino” degli anni settanta. Dal mito del progresso al dogma della continua invenzione, dal culto della tecnologia ai canoni della forma-funzione, dalla poetica dell’ opera  aperta all’enfasi dell’ asimmetria… (20). Questo declino va accolto come evento inaugurale di una nuova fase di ripensamento sul senso e sui limiti del progetto,  tanto che si indagano piste tra semiologia e linguaggio dell’architettura (21).

Tra i testi programmatici come “sfera e labirinto”& “Progetto e utopia” (22) e le discussioni sulla dicotomia tra “tecnica e cultura (23) diventa esemplare il Centro Culturale Georges Pompidou, realizzato tra il ’71 e il ’77 da Renzo Piano, Franchini, e Richard Rogers. Un progetto pensato a Genova sul vento degli Archigram, che ha fatto molto discutere, ed ha stabilito una svolta dell’intendere “l’edificio intelligente”, mutevole, flessibile, non finito, una nuova fabbrica senza pelle che camaleonticamente può cambiare attraverso “codici & messaggi”  ma questo accadeva a Parigi.

Anni grigi qui in città, anni grigi e di piombo.

Anni dove il peso sociale incideva fortemente sullo spazio, sulle questioni del progetto, sugli scivolamenti della città , due mondi paralleli, due generazioni:  da una parte la decimazione delle tute blu e la destabilizzazione dell’economia della città che Vincenzo   Guerrazzi registrava tra “romanzi d’officina” e “mitologie di piazza dipinte” e dall’altra i segnali di un’agitazione meno localista con “ Dalle  Alpi alle  Piramidi Momenti e immagini  della cultura marginale in Italia(24) ,  i manuali del “fallo da te” , e per chi non era allineato con la tendenza, il scivolamento dall’architettura disegnata alla performance od installazione. Su questa scia sono le “porte” di Stefano Giovannoni con Mendini per Arte & Giappone e le ragnatele sull’ex caserma pompieri. Una terra di nessuno tra arte & architettura.

Tra le volumetrie che sorgono  possiamo osservare: il cantiere del Centro dei Liguri di Marco Dasso (‘72/’80), in vago ammiccamento al brutalismo americano di Rudolph; le abitazioni in corso Italia di Emilio Rino Piana  (‘71), in accordo con ricerche figurative fiorentine (Savioli/Stocchetti); il notevole complesso della marina di Luigi Caccia Dominioni (‘77), ben inserito nella morfologia  del colle di Carignano; il Centro Civico a Sampierdarena di Veneziani & Colombo, con vaghe analogie pop alla John Johansen (‘79 /’83); gli edifici per la Sip e ASST al Lagaccio di  Luigi Falcone e  Benedetto Merello (‘73/’78), edifici a scocca metallica che si adagiano a piano inclinato sulla collina. Ma nel campo d’ombra di Sant’Ilario si può trovare la gemma, ultima dimora della famiglia Galli,  essenziale segno di Carlo Scarpa (‘78) forse unico simbolo di quel periodo.

Sono soprattutto gli anni( si leggeva “porci con le ali”) dei grandi complessi residenziali economici  che in Italia  hanno caratterizzato le seguenti città: Palermo con il quartiere Zen di Gregotti per tipologia & prefabbricazione (’69- pretesto critico di una canzone di Bennato); Terni con il villaggio Matteotti di De Carlo per piano & partecipazione(‘70/’75); Milano- Gallaratese quartiere Amiata di  Aymonino /Rossi per tipo & forma (‘70/’75); Roma –Laurentino di Barucci  (‘71/’74); Trieste- Rozzol Melara di  Celli per fortilizio (‘71/’79); Roma Corviale  di Fiorentino per steccone (‘72/’74); Roma-Vigne Nuove di Passarelli per figurazioni (‘72/’79); Centro storico di Bologna di Scannavini per metodo & città (‘73/’80); Roma-Tor Sapienza di Carci per tipologia & prefabbricazione; (‘74/’79), Bergamo-Carducci di Gambirasio  per tipologie varie & paesaggio (‘75/’78); Brescia San Polo di Benevolo per tipologie & citazioni (‘76/’77); Centro Storico di Ferrara  per metodo & città (‘77). Con gli stessi registri nella nostra città, a ridosso delle colline,  troviamo:  Begato di Ganbacciani &. C. per una sperimentazione caldeggiata da Maldonado (‘76/’80); i quartieri S.Eusebio  a edilizia  convenzionata di Rizzo (‘79) e gli  Iacp di  Gardella (‘69/’78) per tipo & morfologia…

Una visione a colpo d’occhio di cosa poteva essere Genova in quegli anni si può cogliere nel film di Sergio Corbucci Di che segno sei? (‘75) dove Paolo Villaggio impersonando un simil “Fantozzi” di turno attraversa la città in lungo ed in largo catturando una scenografia d’epoca….

Gli anni ottanta sono caratterizzati da una serie di eventi urbanistici di straordinaria importanza,

da una parte il Centro Storico ed il porto oltre all’inizio della dismissione di alcune aree industriali e  dall’altra i nuovi quartieri periferici.

Questi mutamenti sono alla radice di un inizio di svolta della città.

A primavera sboccia il nuovo PRG (’80) (25) e lo sguardo a quei tempi era più rivolto alle esperienze di gestione e pianificazione condotte a Barcellona  e alla Scuola di Bruxelles per il recupero che all’IBA di Berlino…

Ricostruendo  le cronologie interne dei fatti, affiorano diverse sorprese. Ma andiamo con calma.

Nell’ottantuno durante l’Assessorato di Sartori, ho incontrato Portoghesi e Fronzoni. A quel tempo stavo organizzando le mostre di Tafuri “Vienna Rossa” (26) e “I nuovi insediamenti residenziali” (27) . Portoghesi si occupava del sistema museale e Fronzoni trapiantava una scuola e una linea sulla grafica unificata arte&città. Grandi momenti… un clima fervido siglato con l’incontro internazionale dei filosofi ed altri eventi di respiro europeo… (28)  

“Vienna rossa” con la mostra al Ducale chiudeva i programmi espositivi e l’accessibilità del Palazzo . Nello stesso anno veniva conferita la nomina di direttore artistico  a Giovanni Spalla per il restauro & recupero che si concluse felicemente nel ’92.

Mostre come “disegni d’architettura” (29)  nell’ex teatro Falcone , “una generazione post moderna” nei palazzi Bianco&Rosso per la sezione architettura (30) e altre esposizioni (De Carlo, Gabetti Isola, Radovic…) alle cisterne di S.M. in Castello  e in gallerie private  (Rossi, Krier), ci riconducono ad un periodo dove l’architettura si mette in cornice e si appende o diviene soggetto dei clik di new fotografi …intanto la personale di Albini inaugura il Museo di S.Agotino e a seguito, Munari, Mangiarotti, Moore, …

Dall’ ’85, quando si sono quasi conclusi i lavori per il museo d’Architettura -Scultura e

 l’ Auditorium nell’ex complesso monastico di S. Agostino (31), si inizia in città la cordata al ’92 per le “Colombiane” (32)  viste come obbiettivo (sempre nella grande speranza di virare e rinnovare la città che così fu, poi per il G8 ed ora per GE NOVA ’04) inseguendo una scadenza che metteva in moto diversi cantieri per risolvere diverse storie non concluse.

Finalmente, dopo una lunga e tormentata vicenda che ha visto più concorsi, l’avvicendarsi di diverse firme e tra queste quella di  Chessa, Zanuso, Scarpa, il teatro d’opera Carlo Felice trovava una sua configurazione, tra polemiche e consensi (33).  

Questo avvalora la tesi che Genova ha il ruolo mediatrice di scontri, infatti dopo tempo, la critica d’architettura tranquilla nei propri ranghi e postazioni, usciva allo scoperto in una rappresentazione pubblica al Teatro Margherita (maggio  1983) con un dibattito Zevi contro Portoghesi, cioè tra rappresentanti del Movimento Moderno e i Post Modern. Memorabile pomeriggio quasi “marinettiano” tra insulti, applausi e grida da stadio.

I movimentisti moderni si aspettavano la vittoria di Lasdun sulla coppia Gardella-Rossi (34) che l’hanno invece spuntata per una serie di interessanti proposte come la ricostruzione in parte del progetto Barbino, l’elemento passante tra la galleria e la piazza con ingresso e foyer rientrante, la torre  e pozzo scenico e l’interno reso come un esterno a piazza coperta. Seguono altre grandi operazioni a completamento di scelte “ormai vecchie” come i Centri di Direzionali di Corte Lambruschini 1984/ ‘89  (Brignole) e San Benigno (Sampierdarena). Completamenti di parti di città che definiscono cantieri aperti ma aprono anche lenti processi di mercato per l’eccedente ormai sorpassata cubatura rappresentativa …. Negli stessi anni venivano recuperati e restaurati: Commenda di  Pré (‘85), Santa Maria di Castello, Sant’ Ignazio,Casa di Cristoforo Colombo, Porta Soprana, Palazzo San Giorgio ridipinto (‘86), le chiese di Santo Stefano (‘87) e  San Lorenzo(‘88),

San Giacomo alla marina e la Fiera Internazionale (‘89) oggetto di un concorso (35).  Inizia la metropolitana (favola dai primi del ‘900) da Brin in Val Polcevera e a seguire verso il levante a cura dell’ Ansaldo con Gabrielli urbanista  e R. Piano per la cura delle stazioni, una più complessa dell’altra (‘83/’90), rispondendo così anche con percorsi parziali allo smaltimento dei pendolarismi metropolitani. Questo evento assieme alla ricostruzione dei lotti di San Silvestro (piazza Sarzano) costituiscono i primi cantieri del centro e nello stesso periodo iniziano gli studi sul porto. Da una parte l’incarico a Renzo Piano e dall’altra Giancarlo De Carlo (36)   (che con l’ILAUD partendo da Pré conquistava la Darsena  e per sei anni i corsi universitari furono pilotati oltre tutte le superfici del porto antico … (37) ).

Val la pena di ricordare il giallo sui confini e proprietà portuali che si erano cancellati e persi nel tempo oltre alle mostre su waterfront (38) e ai vari colpi di mano tra le discussioni nei “salotti” per affidare ad un coordinatore il piano del Porto Antico (De Carlo o Gregotti, Venezia o Portman) . Infine la scelta ricadde su Piano già incaricato per esplorazioni e sondaggi… ed è quello che possiamo oggi osservare.

Un porto nuovo aperto alla città, un centro servizi territoriale, il nuovo centro urbano. La riconversione del porto ha permesso alla città di estendersi al mare e di configurare nuove tensioni di sviluppo, da considerarsi una tra delle più grandi rivoluzioni urbanistiche europee, ma questa è storia già nota che ha fatto il giro del mondo.

Questa visione di rinnovamento del porto antico ed il suo trasferimento per l’uso mercantile a Voltri 

ha determinato  tempi maturi di avvicinamento al centro storico, ovviamente per nuovi valori di rendita.

Nel 1986, si progettano sei piani di recupero nel centro storico con  proposte di intervento residenziale: Quartiere del Molo di Renzo Piano, Quartiere del Carmine di L. e A. Belgiojoso, Quartiere di Porta Soprana Ignazio Gardella, Quartiere della Maddalena Luciano Grossi Bianchi, Quartiere di Pré di Giancarlo De Carlo, Quartiere di Borgo Incrociati  di Cesare Fera.

Sempre in centro, sulla spinta del ’92 si programma e bandisce un concorso internazionale per il ridisegno di Piazza Dante (‘88) che registra diversi partecipanti con differenti progetti tra super razionalismo (Purini)e storicismo (Prati e Porta). Vince la linea minimalista (1° Macado & Silvetti, 2° Nicolin, 3° Gabrielli & Gambirasio ) (39) ; tra i “progetti di carta” ritroviamo il “cono”di j. Portman & associates (’88) (40), il porticciolo a punta Vagno di Zanuso ( ’89), il grattacielo di Mangiarotti (‘55 e ‘63), un progetto di edificio in Via San Giuseppe di Moretti (’59) (41) e diversi progetti di Alberto Gollini.

L’ espansione delle periferie con i nuovi quartieri residenziali, che da ponente a levante completano la cornice delle alture, sono completamenti della pianificazione con insediamenti, a volte, anche di grande scala come “le lavatrici”, la “diga”, la “costa dei nanetti”. Una serie  di sperimentazioni figurative ultimo atto di una leggera e superficiale progettazione  metodologica figurativa che insegue le megastrutture … ancor oggi pongono dei problemi di manutenzione e recupero e di finitura…a questo si aggiunge il sistema a ragnatela di Ateneo che si amplia di “quattro fabbriche del sapere” (42), indizi che disegnano i contorni di una nuova Genova.

Due case editrici riattivavano l’editoria. La Sagep, occupandosi dei valori paesistici ambientali della Liguria e proponendo guide per i monumenti della città, apriva una collana con “il Palazzo di Cristallo” esordendo con il recupero della prestigiosa figura di “C.L.Daneri” (’82), un po’ trascurata dalla critica ; a seguito pubblicava “I Coppedé “(‘82) , “Città per Vivere” (‘83), “Bohigas “(’88-che in qualche modo ha influito sulle strategie di nuova ripresa della città simulando il caso Barcellona) e la rivista internazionale Spazio&Società, che dalla Sansoni di Firenze si trasferiva a Genova,  dedicando un dossier alla città in tutti i suoi sviluppi (43). La Costa & Nolan con collane dove l’architettura s’intreccia con l’arte ma anche con specifiche pagine da ULM a Genova (44) .

Nascono redazioni parziali di riviste con testata depositata altrove . Ricordo: Recuperare, Anfione Zeto, Rectoverso, Palladio… (anche in parte Domus e Abitare,Casabella di Bernasconi). Edoardo Benvenuto allora Preside della facoltà d’Architettura diviene tessitore delle redazioni e promotore di eventi come : “Vivere architettando”(45) e i  giovedì dell’architettura - assieme a Fera, GDC e Gabrielli- (con la partecipazione di  Ateler5, Botta, Lasdun, Fhen, Henzebergher, Kroll, Gabetti, Gregotti, Johansen, Lasdun, Lyndon, Maki, Mangiarotti, Moore, Munari, F. Otto, Quaroni, Schultz, Smithson, Soleri , …).  Così la cultura architettonica genovese  si  risveglia dal torpore provinciale. La scelta d’insediare la Facoltà di Architettura (1988 e  fine ‘91 e ‘92) nel centro storico è stata ripagata con un complesso universitario, tra i più belli d’Italia se non d’Europa (progettisti: Gardella, Gabrielli, Grossi Bianchi). L’ innesto urbano di altissima qualità ha fornito un ricambio e ha dato nuova vita tutto intorno. La “scuola genovese del recupero”, pilotata da Buti, Galliani, Mannoni e Poleggi,  ha potuto intervenire dimostrando un metodo sulle complesse stratificazioni degli edifici e della città oltre a  promuove & gestire le tre prestigiose edizioni internazionali di Riabitat.

Nel gioco della scelta di tre opere opterei per le grandi operazioni di paesaggi d’architettura: il porto, il centro storico, la periferia. Temi che contengono e smaltiscono ogni contributo, il singolo elemento si omologa ad un disegno più grande, il vero senso dell’architettura come sistema per punti in insiemi per parti, frammenti di città che dialogano e scambiano dinamiche in organici flussi mutanti, una città vissuta, che cresce in se e continua a rinnovarsi… questo sguardo da lontano, da grand’angolo dà il senso all’architettura, come le operazioni di Piano, Rossi, Gardella, SOM, Rizzo, Badano&Calza, Caccia Dominioni, Gambacciani & Ciruzzi, Veneziani, Merello & Falconi, Gregotti & associati, R.P.Building Worshop con Chermayeff & Shingu e Portoghesi .

Trent’anni che si possono velocemente sfogliare come un album di figurine su la “guida dell’architettura moderna” (46) e/o “Genova 900” (47), trent’anni di mutamenti per una rinascita avvenuta, un ritrovamento della città nel Mediterraneo e nell’Europa.

Una città che sappiamo difficile per la sua struttura e che sorprende chiunque e chiunque ne rimane smarrito… da Alvar Aalto alla Regina Elisabetta, da  Dorfles a Maggiani …., ma una città che sa e fa sognare a suo modo… più che un’immagine produce immaginari, così l’architettura che s’incastona nel suo ventre non è fotografabile in modo apparente, ma ha un suo fascino dinamico del vissuto, legato alla morfologia, al suono, ai molteplici punti di vista, ad un’anima che patina ogni cosa… Gabrielli , oggi Assessore, poneva nel ’79 una riflessione “Genova: isola felice della cultura architettonica o ambigua area defilata” (48).

Una giusta analisi a confronto con il mondo …anche se la città soggiace certe volte (condizionata) a un torpore e certamente non cade mai nel sonno della ragione, che produce solo mostri. Chi viene in questa città entra nella sua “mentalità”, scopre una città che ha un’anima, un tempo che non ha mai perso e senza mai grandi strappi ha sempre governato tradizione e innovazione senza struggenti compromessi ma con lucido sapiente eclettismo. La stratificazione e la complessità sono radici profonde del senso dell’abitare …tra città liquida & solida, tra città dipinta & grigia, tra città ammucchiata & ipogea, tra città di paesaggio & di sezione. Questa lettura caleidoscopica veniva già suggerita da “Anamorfosi della città”(49)  e ripresa  ne “la forma del  cappello” (50). In questi anni le presenze a Triennali di Milano e Biennali di Venezia di alcuni pochi “architetti genovesi” risveglia l’attenzione da parte della critica di una città che dimostra di avere un proprio sottovuoto,un  undergraund. 

Insomma abbiamo sfogliato insieme l’album di famiglia  scorrendo la storia della modernità per cogliere lo spirito del tempo, ma quello che si ritrova a Genova è un paesaggio costruito di paesaggi. È una città per narrare, come in Agata e la tempesta.

note

(1)  "Dossier GENOVA" (guest editor  Enrico D. Bona & Brunetto De Batté) in SPAZIO & SOCIETA' n. 37  1987, pp. 68/127;

(2)  “le città dei vuoti/  GENOVA, una capitale del vuoto” a cura di Brunetto De Batté & Maria Teresa Torti in GOMORRA n. 4/5 monografico SPAZI VUOTI , 1999, pp.86/105; e POLIS  idee nella città - GENOVA n. 4  con"diario di bordo" pp. 75/76,1995;

(3)  catalogo della mostra “Architettura in Liguria  dagli anni venti agli anni cinquanta.” (AAVV) , Abitare Segesta, Milano 2004;

(4)  Marcello Fabbri “Le ideologie degli urbanisti del dopoguerra “, de Donato Editore, Bari 1975;

sulla stessa linea troviamo

Giuseppe Campos Venuti “Amministrare l’urbanistica”, Einaudi Editore, Torino 1967;

Giuseppe Samonà “L’urbanistica e l’avvenire delle città”, Editori Laterza 1967;

Edoardo Salzano “Urbanistica e società opulenta”, Editori Laterza, Bari 1969;

(5)  mi riferisco al termine coniato da Paolo. Portoghesi "dal neorealismo al neoliberty" in Comunità pp. 65 e sgg.n. 65 1958;

(6) Leonardo Benevolo "l’architettura delle città nell’Italia contemporanea" , pp. 55/56, edizioni Laterza, Bari 1972;

(7)  unica traccia documentata e chiara analisi della vicenda in:

Bruno Gabrielli “L’ impasse urbanistico genovese – Breve storia di una revisione (da fare) del P.R.G. di Genova” in CONTROSPAZIO  n 1/2 gennaio-febbraio 1971 pp. 2/21;

e per una cronistoria con ricca bibliografia:

GENOVA 1990: "Genova piani 1866-1980" a cura di Francesco Gastaldi e Silvia Soppa, Triennale di Milano, preprint 6, Milano 2001;

 (8)  Paolo Cevini in “Le città nella storia d’Italia - GENOVA” di  Ennio Poleggi e Paolo Cevini, Edizioni Laterza, Bari 1981 ,pp. 246/ 247;

(9)  conferenza di Luigi Lagomarsino “L’esperienza della guerra: distruzioni e ricostruzioni” per Genova del Novecento – Corso 2002 – Italia Nostra  (al ciclo di conferenze hanno partecipato: Luca Borzani, Ennio Poleggi, Maria Flora Giubilei, Rossana Bossaglia, Paolo Cevini, Luciano Grossi Bianchi, Rinaldo Luccardini);

(10)  Cesare Clivio "La pineta di Arenzano" in AL architetti liguria n.12 e 15, 1990/91;

(11)  Giancarlo De Carlo  in  “Oltre il grigio universale” , Sagep Editrice, Genova 1989;

(12) AAVV   “Ci hanno fumettato  cos’ì”  libro con  fumetti ,e.r.g.a. Genova  1971;

(13)  Giancarlo De Carlo  “La piramide rivesciata”, de Donato editore, Bari  1968;

(14)  Paolo. Portoghesi (a cura di) " Nuovo porto per Genova di Wachsmann, uno sponto per un dibattito" in MARCATRE’ pp. 258/269, n.11/12/13 1965;

(15) Ministero del Bilancio e della Programmazione economica PROGETTO 80, rapporto preliminare al programma economico nazionale 1971/75, con introduzione e note a due voci per l’avviamento ad un civile dibattito,  a cura di Giorgio Ruffolo e Luciano Barca.

Sansoni, Firenze 1970;

interessante sull’argomento

dibattiti: il progetto ’80 a cura di Francesco Forte

Atti degli incontri di studio promossi dal seminario di urbanistica della Facoltà di architettura di Napoli, diretto da Giulio De Luca, Napoli 15-16 Dicembre 1969. Guida Editori, Napoli 1970;

 (16) J.M. Richards, Peter Blake, Giancarlo De Carlo “ L’architettura degli anni ‘70”, Editore il Saggiatore, Firenze 1973;

oltre a “Oggi, l’architettura” a cura di Alberto Samonà e Carlo Doglio per i tipi della Feltrinelli (74)

 (sono significative in questo periodo le collane già varate negli anni ‘60 ma che prendono figura negli anni ’70 come:

“struttura e forma urbana” per il Saggiatore diretta da G. De Carlo

“biblioteca di architettura e urbanistica” per la Marsilio diretta da P. Ceccarelli 

“il vitruvio” per Vallecchi diretta da  A. Righi e P.C. Santini

“polis” per Marsilio diretta da A. Rossi

“planing e design” per Mazzotta diretta da L. Quaroni

“ la collana “  per Calderini diretta da  P.L. Giordani

oltre alle “cronache di architettura” (‘54/’70)  8 voll.. per la Laterza  (raccoglie articoli comparsi su l’Espresso) diretta da B. Zevi

poi seguiranno Moizzi, Electa e Feltrinelli (con architettura & sociologia urbana)

Se per gli anni ’60 vale il libro AAVV  “Teoria della progettazione architettonica” (con introduzione di giuseppe Samonà)  edizioni Dedalo , Bari 1968, per gli anni ’70, due volumi offrono una notevole carrellata raccolti in AUREA  rivista del 1983

Vol .n1: due saggi introduttivi di Benedetto Gravagnolo e Giancarlo Carnevale, e seguite da interviste  De Fusco, De Seta, Mendini, Pagliara, Piccinato, Polesello, Portoghesi, Purini, Renna, A.L.Rossi, A.Samonà, Sartoris, Siola, Tafuri;

Vol. n2: molteplici schede raccolte in “tendenze” o gruppi per similitudine si ha un panorama dello stato dell’architettura italiana. Notevole osservare che di Genova viene citato, a parte Piano, solo Alberto Gollini;

(17) AAVV “Immagine per la città”, Lang Spa Editore, Genova 1972 pp. 382, sez. architettura 305 /366;

Mostre Immagine per la città 

Palazzo dell’Accademia e Palazzo Reale 8 aprile/11 giugno 1972

Direzione della mostra  Gianfranco Bruno, Coordinamento  Franco Sborgi, Comitato consultivo Vittorio Gregotti, Corrado Maltese, Caterina Marcenaro, Aldo Passoni, Franco Russoli, Marco Valsecchi; Comitato Ordinatore Zeno Birolli, Gianfranco Bruno, Gian Piero Calza, Bernd Krimmel, Franco Sborgi. Al Palazzo dell’Accademia :  proiezioni di Arno Hammacher, allestimento Studio Lavarello. Al Palazzo Reale: proiezioni di Giorgio Bergami, allestimento Mario Semino;

(18) AAVV : “Genova un progetto per la città antica”, esaustiva presentazione del P.P. (Gardella & Larini, con J. Gardella, Nardi, Vitale)e descrizione (di Grossi Bianchi/Poleggi) dello sviluppo storico della collina di castello in Controspazio  anno VI  n.2 ottobre 1974  pp.2/47;

(19) "tra il dire e il fare: utopia e comunità " (B.De Batté e G.Santinolli) Libreria Sileno Editrice, Genova  1975, pp. 1/ 118; "parole di pietra"  in "miti e illusioni" interventi di Carlo Romano, Gianni Emilio Simonetti, BDB e G.Santinolli, Claudio Costa, Raffaele Perrotta, C.G.M. Gadaleta, Achille Bonito Oliva, Maurice de Guérin , Libreria Sileno Editrice, Genova 1977,  "Muraglie " (De Batté & Santinolli)  catalogo progetti e disegni Laboratorio DS”, Libreria Sileno Editrice, Genova 1979,  pp. 1/47; Simonetti , Jorn, Sismondo, Minetti, Ricaldone, Compagno,Morovic, Zuccarino, …e AAVV “Transiti velati” / Libreria Sileno Editrice, Genova 1989;

(20) qui ci stà tutto il dibattito sul movimento moderno che si ritrova in Casabella, Parametro, Zevi con “il linguaggio dell’architettura moderna”, Jencks & Portoghesi con il post moderno,  Rella & Dal Co sulle radici del moderno;

(21) qui il concetto di declino viene qui adottato nell’accezione data da Vattimo, in “le avventure della differenza” e in “al di là del soggetto”;

invece per “architettura e linguaggio” si fa riferimento al numero monografico 429 di Casabella  del 1977;

(22)  Manfredo Tafuri “progetto e utopia”, Edizioni Laterza, Bari 1973; e “ La sfera e il labirinto” Editori Einaudi, Torino 1980;

(23) L. Munford “Arte e cultura”  edizioni Comunità, Milano 1963

ma soprattutto si fa strada dal ’55 un pensiero parallelo al progetto in architettura, il progetto di design che oltre al suo specifico traborda su altro disciplinare, con teorie radicate sull’effimero, temporaneo, smontabile, ubiquo, …argomento poi ripreso a diversi livelli da Maldonado;

(24)  ” Dalle  Alpi alle  Piramidi – Momenti e immagini  della cultura marginale in Italia” a cura di Pinni Galante,  Arcana editrice, Roma 1975

Donata e Grazia Francescato “Famiglie aperte: la comune”, Feltrinelli Editore, Milano 1974;

AA.VV. “Vivere insieme (il libro delle comuni)”  Arcana editrice, Roma 1974;

(25)  Bruno Gabrielli “il nuovo piano regolatore di Genova”, e Lino Tirelli “problemi di coerenza fra piano di Genova e le ipotesi di sviluppo della regione” in Urbanistica 68-69, 1978;

(26)  “Vienna Rossa”, a cura Manfredo Tafuri,  Electa edizioni, Milano 1980;

(27)  AAVV “la 25 a Genova- 1665 alloggi in p.d.z. 167 Voltri 2, Palmaro 2, Pegli 3, Begato 9” Catalogo Comune di Genova  1984

(28)  AAVV “Genova: la cultura di una politica – storia per immagini di cinque anni di lavoro culturale nella città” , Electa editrice, Milano 1981;

un regesto fotografico e documentativi delle attività culturali dal 1975 al 1981.

(29) "DISEGNI DI ARCHITETTURA" (Alberto Gollini, Brunetto De Batté e Giovanna  Santinolli) catalogo della mostra omonima, edizioni Assessorato alla Cultura del Comune di Genova, Recco 1982, pp. 1/42;

(30)  “una generazione post moderna”  catalogo mostra tenuta all’ex teatro Falcone e Palazzo Bianco di Genova , poi a Roma  a cura di   Barilli & C: ‘82/83;

(31)  Bruno Gabrielli  “Genova : isola felice della cultura architettonica o ambigua area defilata” CASABELLA n. 443/ 79 pp 25/33;

Vittorio Prina “Sant’Agostino a Genova” Sagep Editrice , Genova 1992

(32)  AAVV  “Genova verso il towards 1992” 2 vol,  ed. Comune di Genova Assessorato  all’Urbanisica  1988;

(33)  “Il teatro Carlo felice di Genova - storia e progetti” a cura di Ida Maria Botto, Sagep editrice, Genova 1986;

(34)  Lotus n. 42 , 1984, pp.12/25;

(35)  in GB Progetti, supplemento al n. 8/9 nov 1991, 48/49; nello stesso numero sono contenuti tutti i progetti dell’ waterfront portuale;

dopo la sistemazione delle varie parti del  porto antico (’92), Domus n. 727 (’91) , Abitare “Genova” (‘92),  seguirà una revisione di PR portuale con Agenzia Progetti  in Stefano Boeri e AAVV "piano, porto e città" edizioni Skirà 1999;  Mad’e n.2  (2002), AA.VV. “ Geno(v)a sviluppo e rilancio di una città marittima”  Nai publishers rotterdam 2003: in ultima la proposta di ridisegno di tutta la costa di Renzo Piano presentata nel maggio 2004 in “Genova Città & Porto- istruzioni per l’uso” editrice Tormena Genova 2004;

(36)  AAVV “ILAUD-Genova Pré “ in Spazio&Società n. 29 marzo 1985, pp. 6/39;

(37)  Giancarlo De Carlo “la città e il porto” editrice Marietti s.p.a., Genova 1992;

e AAVV “Progetti per il  PortoVecchio, corsi di G. De Carlo a Genova” , editrice Marietti s.p.a., Genova 1992;

(38)  AAVV “Il Porto Vecchio di Genova” Sagep editrice, Genova 1985;

AAVV   “Waterfront  1991;

(39)  in DOMUS n 719, 1990, p. 50/57;

(40)  A proposal for “il porto vecchio” di John Portman & ass. presentata il 26 marzo 1984 dalla Newport, una società per azioni composta da: Fortune spa, Consorzio Genovadomani, CCPL, Italimpianti e Cogeport . Progetto pubblicato su numero monografico n. 22 di Arca

(41)  Moretti con un progetto di edificio in Via San Giuseppe a Ge 1959 in S. Santuccio "Luigi Moretti", pp.110/111, edizioni Zanichelli, Bologna 1986;

(42)  AA VV “4 fabbriche del sapere”, Università degli Studi di Genova, Genova 1995, pp. 1/46;

Libretto che contiene un profilo e schede sugli edifici: Facoltà di Architettura, Facoltà di Economia, Facoltà di Scienze m.f.n., Facoltà di Scienze Politiche e Giurisprudenza.

(43)  Dossier  Genova in SPAZIO & SOCIETA' n. 37  1987, pp. 68/127;

(44)  catalogo, “la scuola di Ulm” a cura di Herbert Lindinger I.ID dell’ Università di Hannover, Costa & Nolan spa, Genova 1988; e rispettivo convegno con mostra coordinata da Rocco Antonucci

“Progettare Genova – storia, architettura, piano e città” a cura di Fabia Begliomini e Giovanni Sergi , edizioni Costa & Nolan , Genova 1989

(45)  AAVV ”Vivere architettando”, Comune di Milano & Mazzotta Editore, Milano 1982;                  

(46)  “L’Italia- gli ultimi trent’anni”- guida all’architettura moderna a cura di Giorgio Muratore, Alessandra Capuano, Francesco Garrofalo, Ettore Pellegrini, Zanichelli editore , Bologna 1988;

S. Polano con M. Mulazzani "Guida dell’architettura del novecento", edizioni Electa , Milano 1991;

A. Belluzzi e C. Conforti "Guide dell’architettura italiana 1944/84", edizioni Laterza, Bari 1985;

(47)   “Genova 900” – l’architettura del movimento moderno, di Mauro Moriconi e Francesco Rosadini, testo& immagine, Torino 2004; e

“Genova, le nuove architetture degli ultimi 10 anni” a cura di Bruna Moresco Amirfeiz, Paolo Lanfranconi e Enza Lissandrello, Immagine Casa editrice, Genova 1992;  inserto a il SECOLOXIX AAVV "Genova 1892-1992 cento anni di architetture" Fondazione Labò, editore De Ferrari, Genova 1992; AAVV "Genova cento anni di architetture" Fondazione Labò, editore De Ferrari, Genova 2004; inserto n 68 in DOMUS 727 1991 "architettura moderna a Genova 1945-90" (a cura di L. Spinelli); AA.VV. “Genova- guida di architettura moderna” Alinea editrice Firenze 2004;

infine do.co.mo.mo. italia – giornale n 15 2004

(48)  Bruno Gabrielli “ Genova: isola felice della cultura architettonica o ambigua area defilata”, in Casabella  n. 443, 1979

(49)  Giuliano Forno e Roberto Bobbio in “Architettura e città” ,Roma , ministero dei Beni culturali, Quaderno 2 , Genova 1981;

(50)   op. cit. “Progettare Genova – storia, architettura, piano e città”