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Ho
già provato a tracciare un’immagine di Genova, in
istantanee temporali, attraverso i Dossier sulla città per
le riviste Spazio&Società
(1), Gomorra e Polis
(2) e
poi per la mostra anni 25/55(3),
e tutte le volte percorro strade diverse, sempre seducenti e
sempre differente mi appare, attraverso lo specchio della
storia/memoria, l’immagine della città “regina
disadorna”… che poco in questi anni si è rivelata,
ma che oggi si fa bella …
Ed
ora attraversiamo pure insieme gli anni 60/80 come complici
delle storie…
Un
trentennio ricco di intrecciate relazioni, dove l’immagine
ed il profilo della città è mutante con cadute e riprese
alterne relazionate alle economie (dalle produzioni agli
investimenti).
Come
orientarsi dentro l’immensa rete ed evitare le illusioni
ottiche?!
Da
una parte suggerisco il percorso dell’eleganza con la
leggerezza di un sogno e dall’altra ,con doppio filo, la
cadenza del tempo che si dilata o si restringe in una misura
di equipollenza.
Per
comprendere le alterne vicende dell’innesto dagli anni
della ripresa agli anni della inquietudine, una sfogliata
a “le ideologie degli urbanisti del dopoguerra” di Marcello Fabbri
(4) che, con lucida vissuta
analisi, suggerisce e traccia il percorso tra economia del
paese e vicende urbanistiche con scelte di strategie… così
si dipanano i capitoli come tappe di un percorso a
cronometro : Schema Vanoni/ Città-Regione/ Programmazione/
Gli idola dell’efficienza/ La tristezza del neoricardiano/
Le avanguardie e l’esercito intellettuale di riserva/ Dal
’68 alle lotte per la casa/ Bologna – Peep- centro
storico/ L’architettura della città/ Uno spettro si
aggira per l’Italia.
Questa
scaletta la prendiamo come griglia di riferimento, setaccio
che campiona le vicende che possiamo qui ritrovare sino ai
primi anni settanta.
Vi
fu un tempo … dove la dolce vita scorreva e veniva
immortalata come segmento tutto romano in celluloide
felliniana. In quel tempo, sul finire degli anni ’50, in
un clima da nobel, sorgevano gemme architettoniche come i
musei dei Palazzi Bianco e Rosso (1952/62)sotto
l’ordinamento di Caterina Marcenaro ed il tesoro di San
Lorenzo (1952/56) di Franco Albini,ancora oggi esemplari
saggi d’architettura; il Convento de la Castagna di Andrea
Mor & Angelo Sibilla (1958/61), mirabile torre già in
sintonia con le correnti neoliberty (5);
la Villa Orlandini di Roboaldo Morozzo della Rocca
(1958/63), straordinaria invenzione di recupero della
memoria con innovazioni linguistiche architettoniche ancor
oggi attuali; il Liceo Artistico N. Barabino di Cesare
Fera&LucianoGrossi Bianchi (1958/68), interessante
costruzione di gusto affine alla corrente anglosassone di AR;
il Monoblocco- nuovo padiglione per l’ospedale S. Martino
di Luigi Carlo Daneri e Eugenio Fuselli con Arnaldo Bagnasco
(1958/72); serre e piscina a Capolungo nella villa Grimaldi
Gassio (1959/62) sempre di Daneri. Già l’area della Fiera
era partita con un
recupero di conquista di terra al mare (1957/70) ponendo le
basi di un nuovo profilo di costa già
iniziato con la posatura della pista d’atterraggio a
Sestri Ponente e inaugurata nel primo ottobre del ’59.

Erano
per l’architettura gli
anni del regno Albini/Daneri (vi ricordo che al IX
CIAM a Aix-en-Provence,
per il tema: L’habitat, venne
presentato il quartiere modello INA
CASA Bernabò Brea ’53) (6),delle
anticipazioni di Andreani, a parte i passaggi di Quaroni che
lascia segni in val Bisagno,e per l’urbanistica gli anni
di Braccialini, ingegnere Capo del Comune e della Marcenaro
la leggendaria (Zarina) direttrice delle belle Arti del
Comune. E’
proprio in quest’aria di cambiamento che si profila la
storia del Piano Regolatore del ’59 (7)
come sintetizza Cevini “…(1957/59) l’Amministrazione
Comunale investe del problema del “centro storico” una
speciale commissione, col compito di redigere un piano di
“valorizzazione, conservazione e risanamento”.
La mediazione politica…consente il recupero di quelle
istanze di conservazione e salvaguardia espresse da tecnici
e intellettuali – anche attraverso associazioni come
Italia Nostra – e ormai diffuse presso taluni strati
dell’opinione pubblica. Centrale, nelle vicende cittadine
di questo periodo è l’episodio della nuova sede della
Cassa di Risparmio, che fa scempio di un’area tra le più
appetibili del centro antico …Nel frattempo si avvia la
revisione del Piano Regolatore del ’59; l’iter
lunghissimo e travagliato destinato a concludersi solo dopo
vent’anni (aprile 1980), attraversava la sua prima
difficile fase con la commissione presieduta da Giovanni
Astengo (giugno
del 1963).
All’inizio
del ’66, naufraga tra le polemiche la commissione Astengo,
si perfezionava con il nuovo
e
definitivo piano particolareggiato di via Madre di Dio,
l’ultimo degli atti previsti dalla politica fascista di
rinnovo urbano…”(8) Più
preciso Luigi Lagomarsino che nel suo intervento affina le
responsabilità “ nella gestione dell’urbanistica è
interessante notare come dagli studi sul Piano del 1946
approvato nel ’50 si passi a configurare un numero molto
rilevante di possibili trentatrè varianti approvate dal
Comune tra il 1951 al ’58, prima del piano Regolatore del
1959. Varianti consistenti: basti pensare alla variante del
1953 che rende possibile la Pedemontana (Corso Europa). La
possibilità edificatoria viene estesa a quasi tutto il
territorio comunale. Braccialini (U.T.C.) commette un errore
di valutazione: secondo lui il piano può consentire di
introdurre 1.641.000 ab. (negli anni ’60 Genova ha circa
800.000 ab) nella prospettiva di raggiungere i 2.360.000 ab..
In realtà, nell’attività della successiva
Commissione Astengo, molto criticata e contestata, insediata
nel 1963, si afferma che, se saranno realizzate tutte le
volumetrie consentite, la città potrà ospitare da 6 a 8
milioni di abitanti. E’ una sorta di sfida
all’imprenditoria, che comunque tra gli anni ’50 e ’60
molto abilmente riesce a costruire in zone
“impossibili”, che costituiscono ancora oggi un problema
insolubile. Infatti qui l’urbanizzazione non è
equilibrata, mancando accessibilità e servizi, e si è
costruito utilizzando il massimo di edificabilità possibile
(anche 17 m³ per m², una cosa abnorme). Il Piano
Regolatore del 1959 non sceglie, ma permette di fare tutto:
un po’ di edificabilità non
la nega a nessuno. (…) La Commissione Astengo è
insediata nel 1963 con il Sindaco Pertusio.
Astengo(considerato l’urbanista di maggior prestigio a
livello nazionale) riunisce un gruppo di esperti di fama
internazionale ingaggiando un numero consistente di giovani
architetti e urbanisti insieme a Fuselli, Coppa ed altri.
L’azione di Astengo contrasta le valutazioni dell’U.T.C.
dove a Braccialini subentra Olcese, mentre a Pertusio
succede Pedullà. Astengo propone quattro ipotesi tra cui
scegliere in base a riscontri di fattibilità, sconvolgendo
alcuni punti acquisiti, come ad esempio la cancellazione
dell’aeroporto, la cui area andrebbe utilizzata per
attività portuale. Astengo dunque vuole rimettere in gioco
tutte le possibilità di progettazione urbanistica, in
controtendenza con la linea di condotta mantenuta in tutti
gli anni precedenti. La controparte (chi gestisce il potere)
non è preparata né intenzionata ad accogliere
un discorso così nuovo e inevitabilmente i lavori
della Commissione Astengo si interrompono nel novembre 1965.
Dopo l’interessante documento dell’I.L.R.E.S. (’66)
segue la commissione Tintori, molto veloce ed efficiente,
che nel 1969/‘70 consegna il documento di sintesi per
l’avvio alla revisione di
P.R.G….”(9)
Insomma
iniziavano gli anni sessanta con un nuovo Piano Regolatore ,
che determinerà le successive scelte, nello
stesso periodo: i tumulti in piazza De Ferrari delle tute
blu contro il governo Tambroni; JFK presidente in USA; il
muro di Berlino; Berruti medaglia d’oro olimpionico e
Gagarin nello spazio. ..tutto sull’onda del nuovo passo di
twist. Iniziano gli anni del “consumismo”, degli
elettrodomestici, della televisione come nuovo spazio,
piazza ubiqua, riferimento
linguistico comportamentale… tutto questo era
contemporaneo alle case economiche popolari di via Isonzo,
di via Brenta, e di via Gorizia di Giulio Zappa e alle
abitazioni in Corso Italia di Giulio Zappa & Piero
Gambacciani (‘60). Mentre si concretizza il traforo del
Monte Bianco (‘62) che modificherà di lì a poco il
trasporto su gomma, si vara la Michelangelo e si inaugura
l’aeroporto alla presenza di Segni. Contemporaneamente
sorge la casa a torre in Villa Bozano di Luigi Carlo Daneri
(‘62/’66) e si apre il primo Salone Nautico
Internazionale che registrerà un successo clamoroso di
pubblico richiamato dalla novità della nautica da diporto
proposta nel quadro d’un sempre più diffuso benessere.
Genova
attraverso Cantautori, Gruppo ’63, fumettisti e
pubblicitari stabiliva un nuovo
asse con Alessandria – Milano, l’invisibile scia
ha depositato diversi reperti . La Pineta d’ Arenzano
diventava invece il campo
di sperimentazione per le firme del design milanese,
disegnatori di nuovi tagli d’abitare (Gardella,
Magistretti, Zanuso, Ponti, Veneziani, poi Rovera e Clivio
…) (10). Con
lo stesso spirito sorgevano le due palazzine di abitazione
in Corso Italia di
Aldo Luigi Rizzo e Aldo Pino(‘63/’65).
La
manipolazione dei materiali e della composizione portano in
questa regione a forme articolate e complesse, sempre
subordinate dall’assetto urbano e dall’acclività che
condizionano lo zoccolo o l’attacco a terra. In questa
prospettiva sono gli stabilimenti di linea di montaggio e
ricovero caravelle di Rizzo & Pino
(’65) e le Chiese di Giuliano Forno come quella di
San Rocco a Prà (‘63)
di straordinaria sezione dove lo stacco della copertura
genera una luce diffusa “egizia”creando leggerezza
all’involucro… e di Fera e Grossi Bianchi
(‘60 /’64) che con travi a cartelle appese
disegnano le tre navate di S. Maria della Vittoria
…
Nel
frattempo si fa strada l’editoria di settore con Vitali
& Ghianda che tra i titoli importanti mette a catalogo
superbe pubblicazioni (di qualità sia culturale che
tipografica): “amate
l’architettura” di Giò Ponti (1° ed. ’57), “l’architettura dell’espressionismo” di Franco Borsi &
Giovanni K. König (‘67), tre testi di urbanistica : ”argomenti
di urbanistica e architettura”(’66),
“l’indagine
urbanistica”(’66) e ”Appunti
di urbanistica genovese”(’67) di Giuliano Forno. Vagnetti
nello stesso periodo dirigeva i Quaderni dell’Istituto di
Architettura e Rilievo dei Monumenti &
Progettazione/Storia della novella Facoltà di Architettura
innestata ad Ingegneria, quaderni questi, che raccoglievano
ricognizioni e rilievi dell’architettura costruita poi
restituiti con minuta e lenticolare mappatura del centro
antico e monumenti dimenticati. Sempre Vagnetti & De
Fiore inventariavano l’Alessi e trapiantavano la scuola
romana affine a Muratori (Maretto,Greco,
Vaccaro, Caniggia). Battisti , dalla facoltà di
Lettere, con Marcatrè
stabilisce subito relazioni con Gregotti e Portoghesi,
filtri di due nuove importanti correnti metodologiche
(filosofica e/o storiografica). Erano gli anni delle
“metodologie” e delle linee “teoriche” , dibattiti
tra tipologia e morfologia, tra razionale ed organico,
e dei libri da infilare in tasca… i famigerati
“tascabili”. Gli anni
della riscoperta “prospettiva come forma simbolica” (’61),“storia del concetto di spazio” (’63),“l’architettura della città” (’64),“sentimento e forma” (’65),“il
territorio dell’architettura” (’66),“la
costruzione logica” (’67),“Azione
e Progetto” (‘67),“architettura
come mass-media” (67), “l’architettura
delle città nell’architettura contemporanea”
(’68), “il medium è il messaggio” (’67),“la
prossemica” (‘68),“l’urbanistica
e società opulenta” (’69),“autonomia
dell’architettura” (’69),“la
città come tutta architettura” (‘69),“l’impero
dei segni” (’70),gli anni de “la
speranza progettuale” (‘69)…
Mentre
alla Biennale XXXII di Venezia (‘64)
si esponeva la Pop Art, (e intanto chiudeva Casabella
Continuità di Rogers a Milano) veniva completata
dall’IRI l’Autostrada
del Sole (2211 km Milano/Reggio
Calabria ) e le avanguardie si aggiravano in alcune gallerie
cittadine, ma soprattutto collezionisti come Enrico Pedrini
traghettavano dando spazio alle prime forme della nascente Architettura Radicale che tra Firenze e la Redazione di Casabella
a Milano ormeggiava nella nostra città
per mostre, incontri… anche con Celant… Infatti
mi piace credere che Mendini, Sottssas, Pesce, La
Pietra, Mosso…abbiano esposto prima qui che da altre
parti… ma di certo c’era poi, dal decennio successivo,
la presenza di Enrico D. Bona
e delle nuove leve
“fiorentine”(e mi ci metto anch’io come
agitatore di un diverso approccio disciplinare al
progetto)… non a caso oggi si è riformata una analoga
situazione con gruppi come: A12, Actiegroep, Botto&Piccardo, Ricognizioni+Depositi, 5+1,…
dove la ricerca di confine tra arti & architettura si fa
corpo.
Mentre
nelle sale cinematografiche si proiettava Mary Poppins e
James Bond agente 007, sorgeva
la Sopraelevata costruita dalla Finsider nel ’65, su
progetto dell’Ing.
Francesco
de Miranda che derivava da una previsione del P.R.G. del
’59 e dalla constatazione che la struttura della città
non consentiva più di smaltire il traffico. Un manufatto
questo che fa e farà discutere ancora …”ma tornando
all’Ingegner F. de Miranda, …, bisogna riconoscere –
condividendo la tesi De
Carlo – che per la scala italiana il suo compito era stato
ragguardevole. Quanto al manufatto si può dire che se
l’era cavata molto bene anche tenendo conto delle
esigenze, spesso in contrasto tra loro, che aveva dovuto
prendere in considerazione: ridurre al minimo i sostegni
verticali e il loro ingombro sul terreno, non ostacolare
(allora) il movimento ferroviario del porto, non interferire
con gli impianti sotterranei e aerei, e soprattutto rendere
rapida il più possibile l’esecuzione, e estesi il meno
possibile i cantieri, per non ridurre la portata
dell’unica connessione di traffico reale tra est e ovest
… quanto al tracciato invece
non è stato altrettanto facile, anche perché
attraversava tutta la città per quasi 5 km., da San Benigno
(dove arrivano le autostrade) alla Foce (dove convergono le
connessioni con il Levante). Perciò si può di nuovo dire
che non è andata così male. Il tracciato si svolge tra
curve e tratti rettilinei ben raccordati, sale e scende con
pendenze lievi, schiv
a tutti
gli ostacoli verticali e orizzontali con mosse agili…”(11)
Così si può abbracciare, in maniera moderna,
dall’auto che sfreccia sulle nuove “terrazze di
marmo”, Genova a colpo d’occhio… e al palasport sono
presenti in concerto The Beatles; inizia quell’epoca della
flessibilità funzionale degli edifici in favore
dell’evento, della spettacolarità di massa, “la
società dello spettacolo”.
In
centro, Piccapietra ormai è quasi sistemata (a parte i
retri di galleria Mazzini) : gli eleganti uffici INA (Albini
e Morozzo) e il bel severo
parallelepipedo fortilizio del palazzo di giustizia a firma
di Giovanni Romano, Giorgio Olcese, Giulio Zappa
(‘62/’66) che presenta un registro di affinità alla
Rinascente romana sull’esterno ma di notevole interesse
l’incastonatura del chiostro preesistente immorsato
nelle nuove parti.
Sull’onda
della moda delle prime minigonne s’inaugurava
il viadotto in val Polcevera di Riccardo Morandi
(‘60/ ‘67)
analogo ad un ponte sudamericano. Mentre
il “Che” diventa leggenda come
“Barnard” è subito contestazione,
intanto costruzioni a
ponte di Renzo Piano, sono in cantiere a Sestri P. , (‘68)
abitazioni che precedono di poco gli altri sperimentalismi
residenziali collinari .
Questo
decennio si conclude con “l’uomo sulla luna”, epocale
notte mediatica e le contestazioni & l’autunno caldo
che segnano gli inizi dell’escalation della tensione…
Sono
anche gli anni dei fumetti dove personaggi come Barbarella,
Diabolik, Jodell, Gordon,
Valentina, …
ospitano nelle loro visioni l’architettura o scorci di
città …, sono gli anni delle riviste,
dei fumetti, delle immagini e alcuni architetti si
buttano in questo settore come Fedriani,
Musso…ed altri bozzettisti che di Genova ne hanno date
diverse versioni e riletture (12).
A
proposito di riletture… val la pena di rileggere a
distanza un libro, rileggere, rivedere & rivalutare…
Il personaggio in questione è Giancarlo De Carlo, figura
chiara, antiaccademica per eccellenza, in opposizione ad
ogni scivolamento intellettuale sia nei confronti delle mode
che del potere. L’ultimo libro, di quel tempo è
“La piramide rovesciata” (13).
Quando uscì erano momenti caldi, le università erano in
fermento ed in alterna occupazione, il mondo del progetto si
modificava dall’urbanistica all’architettura. Questo
libricino in veste De Donato era l’oggetto di discussione
tra le fila degli studenti che ripescavano persino “Questioni d’Architettura” per capire…ma lì tra quelle
righe, e forse non riuscivamo ad intuirne l’importanza,
c’era il segno d’apertura ad un procedere verso il nuovo
progetto , che personalmente poi , sulle tracce di Carlo
Doglio e l’incontro con GDC, compresi e condivisi.
Il concetto di partecipazione (poi praticata da Kroll,
ed altri…) era ed è una maniera di far scuola, a sistema
aperto (quasi intesa come “opera
aperta” di Umberto Eco) ma soprattutto anticipava la
relazione d’ innesto dell’architettura nella società e
la consapevolezza che l’idea di spazio (superata l’idea
di un’architettura per il Principe) è questione di chi lo
pratica, lo usa quotidianamente, lo trasforma ad uso e
consumo. Insomma “Il
pubblico dell’architettura” come in Parametro
n. 5 e non la semantica del voyeur…Questo libello
segna con più incisione di altri un programma politico del
territorio in via di trasformazione, cogliendone le giuste
aperture (che in parte poi hanno raccolto Secchi ed altri)
di eventi complessi che il nostro paese dagli anni settanta
ha posto come vie di trasformazione.
In
questa prospettiva di trasformazione la ricerca ha un ruolo
importante e viene promossa da Giovanni Francia con la sua
stazione solare di S. Ilario a Nervi che porterà di lì a
poco al progetto della
“città solare”.
Se
dovessi scegliere a forza almeno tre opere rappresentative
del passaggio storico ( avendo già consacrato tutto ciò
che sta prima del ’55, alcuni edifici come… Albini,
Daneri, )
mi orienterei per primo sullo splendido edificio per gli
uffici INA in
via XII ottobre di Roboaldo Morozzo della Rocca (‘64), per
secondo sull’elegante grattacielo Sip (primo grattacielo a
struttura portante in acciaio) di Piero Gambacciani,
Melchiorre Bega e Attilio Viziano (‘64/’68), per terzo ,
a pari merito, sulla sopraelevata
e sul viadotto in val Polcevera ( peccato che non si
sia realizzato il progetto di ampliamento del porto con
Wachsmann, ma ogni cosa qui deve avere un senso e quel
progetto se pur bello non serviva! ) (14)
.
Tali
opere rappresentano sia l’innovazione tecnologica e
cantieristica , sia l’aggregazione di nuovi materiali.
Se
gli scioperi operai dell’autunno del ‘69 segnano
un’estensione sociale della lotta dalla
fabbrica alla casa, l’inizio della costruzione della Centrale Nucleare
a Caorso (Piacenza, inaugurata nel ‘77) da parte
dell’IRI- Finmeccanica con la partecipazione
dell’Ansaldo Turbine, dà l’avvio agli anni settanta (1)
che si aprono, da
una parte , in un pieno dibattito nazionale attorno al “Progetto
‘80” (15) dove
Genova è individuata come quinta delle otto aree
metropolitane nazionali e dall’altra con un libro preciso “l’architettura
degli anni ‘70” (16),
a firma di Richards, Blake e del genovese De Carlo. Nelle
ultime pagine di questo tascabile, come veline, si
raccolgono lucidi messaggi, tre appunti con i seguenti
titoli… progetto
come processo, ordine e disordine, sistemi aperti; solo
questa triade risveglia questioni latenti sul tavolo ancor
oggi oggetto della discussione e praticate attraverso l’ILAUD
(Laboratorio Internazionale dove diverse scuole
s’incontrano su temi analoghi come: costruire nel
costruito, spazi allotropi, recupero delle periferie,
progetti tentativi & tentatori, infrastrutture,
territori & paesaggi, arcipelaghi)…. Ho avuto la
fortuna di frequentare diversi Maestri: Libera, Michelucci,
Gardella e De Carlo che anche con i suoi scritti mi ha dato
il senso di un’architettura bella, tanto bella da non
poter essere fotografata ma solamente vissuta o trasposta
con il racconto, la descrizione, dove l’immaginario si
libera dalla morsa metafisica dalla retorica del
congelamento in una rinascita immaginativa, ricreativa,
vitale, circolare…
Questi
piccoli libri , “tascabili”,di cui parlavo prima, alcuni
già appartengono al collezionismo raffinato delle rarità ,
tracciano in modo preciso l’idea d’architettura, di città
,anzi di architettura & territorio.
Stando
sull’onda della collezione o raccolta, Genova si
caratterizza con la grande duplice mostra, una tra le più
belle dell’epoca, “Immagine per la città” (17)
tra Palazzo dell’Accademia e Palazzo Reale (‘72) con
direzione della mostra a
cura di Gianfranco Bruno e un coordinamento di Franco Sborgi.
Una vera saga d’arte sulla città e l’architettura.
Sono presenti le avanguardie : Superstudio, Archizoom,
La Pietra, Archigram Group, gruppo UFO, i 9999, Himmelblau,
Vostell, Hollein … ma c’è anche
l’architettura di “tendenza”
della Triennale di Milano con Rossi, Bisogni, Renna, Canella,
Dardi, Gregotti, Purini, Semerani, Siola … e i
“figurativi” come Savioli,
Metamorph, Gruppo Ner e Aymonino… Nello stesso anno viene
adottato il bel piano particolareggiato di Silvano Larini e
Ignazio Gardella per
i nuovi insediamenti universitari nelle zone di San Donato e
San Silvestro , il piano darà nuovo impulso al quartiere di
Sarzano (18).
In
questi anni pieni di tensione, la libreria Sileno editrice,
tenuta dai fratelli Romano in galleria Mazzini, diventa il
salotto della città, luogo d’incontro di intellettuali a
largo giro. Ricordo che di lì passavano Eco, Fava, Terry
Jons, Schwarz, Simoneti e
Simonetti, … si organizzavano performance (come
l’interessante installazione spaziale in Galleria (‘75)
di Daniel Buren promossa da
G.Celant e C. Romano) e si stampavano piccoli
quadernetti, anche d’architettura …come “tra
i dire e il fare: utopia e comunità”, “muraglie”,
“parole di pietra”
ed altri
significativi testi attorno al situazionismo
(19), rari per la tiratura limitata. Erano i tempi
dove nasceva “α-beta”, che
potevi trovare proprio tra
quegli scaffali assieme alle testate di riviste
d’architettura consolidate e a quelle nuove dell’
underground oltre a “critica
di classe”, “piani”,
“quaderni rossi”, “Contropiano”,
“Controspazio”,
“In”,“In posa”,“che”,“Città e classe”,“quaderni
del territorio”… Intanto alla XV
Triennale di Milano (‘73) proprio come al “congresso di Vienna”
la “tendenza”,
sanciva la restaurazione anche sui professionisti &
tecnologi, e di lì governerà l’Accademia in una sorta di
veto su tutto e azzerando ogni tipo di dibattito. Ricordo
che il libro sull’espressionismo tedesco, prima ricordato
per l’editoria genovese, veniva esplicitamente bandito nei
programma
dell’ IUAV.
Intanto,
uno dopo l’altro, gli enunciati del “moderno”
rotolano via lungo il “declino”
degli anni settanta. Dal mito del progresso al dogma della
continua invenzione, dal culto della tecnologia ai canoni
della forma-funzione, dalla poetica dell’ opera
aperta all’enfasi dell’ asimmetria…
(20).
Questo declino va accolto come evento inaugurale di
una nuova fase di ripensamento sul senso e sui limiti del
progetto, tanto
che si indagano piste tra semiologia e linguaggio
dell’architettura (21).
Tra
i testi programmatici come “sfera
e labirinto”& “Progetto e utopia” (22)
e le discussioni sulla dicotomia tra “tecnica
e cultura “ (23)
diventa esemplare il Centro Culturale Georges
Pompidou, realizzato tra il ’71 e il ’77 da Renzo Piano,
Franchini, e Richard Rogers. Un progetto pensato a Genova
sul vento degli Archigram, che ha fatto molto discutere, ed
ha stabilito una svolta dell’intendere “l’edificio intelligente”, mutevole, flessibile, non finito,
una nuova fabbrica senza pelle che camaleonticamente può
cambiare attraverso “codici
& messaggi”…
ma questo accadeva a Parigi.
Anni
grigi qui in città, anni grigi e di piombo.
Anni
dove il peso sociale incideva fortemente sullo spazio, sulle
questioni del progetto, sugli scivolamenti della città ,
due mondi paralleli, due generazioni:
da una parte la decimazione delle tute blu e la
destabilizzazione dell’economia della città che
Vincenzo
Guerrazzi
registrava tra “romanzi d’officina” e “mitologie di
piazza dipinte” e dall’altra i segnali di
un’agitazione meno localista con “ Dalle
Alpi alle Piramidi
– Momenti e
immagini della
cultura marginale
in Italia” (24) ,
i manuali del “fallo da te” , e per chi non era allineato con la tendenza, il
scivolamento dall’architettura disegnata alla performance
od installazione. Su questa scia sono le “porte” di
Stefano Giovannoni con Mendini per Arte
& Giappone e le ragnatele sull’ex
caserma pompieri. Una terra
di nessuno tra arte & architettura.
Tra
le volumetrie che sorgono
possiamo osservare: il cantiere del Centro dei Liguri
di Marco Dasso (‘72/’80), in vago ammiccamento al
brutalismo americano di Rudolph; le abitazioni in corso
Italia di Emilio Rino Piana
(‘71), in accordo con ricerche figurative
fiorentine (Savioli/Stocchetti); il notevole complesso della
marina di Luigi Caccia Dominioni (‘77), ben inserito nella
morfologia del
colle di Carignano; il Centro Civico a Sampierdarena di
Veneziani & Colombo, con vaghe analogie
pop alla John Johansen
(‘79 /’83); gli edifici per la Sip e ASST al
Lagaccio di Luigi
Falcone e Benedetto
Merello (‘73/’78), edifici a scocca metallica che si
adagiano a piano inclinato sulla collina.
Ma nel campo d’ombra di Sant’Ilario si può
trovare la gemma, ultima dimora della famiglia Galli,
essenziale segno di Carlo Scarpa (‘78) forse unico
simbolo di quel periodo.
Sono
soprattutto gli anni( si leggeva “porci
con le ali”) dei grandi complessi residenziali
economici che in
Italia hanno
caratterizzato le seguenti città: Palermo con il quartiere
Zen di Gregotti per tipologia
& prefabbricazione (’69-
pretesto critico di una canzone di Bennato);
Terni con il villaggio Matteotti di De Carlo per piano
& partecipazione(‘70/’75); Milano- Gallaratese
quartiere Amiata di Aymonino
/Rossi per tipo & forma (‘70/’75); Roma –Laurentino di Barucci (‘71/’74);
Trieste- Rozzol Melara di
Celli per fortilizio
(‘71/’79); Roma Corviale
di Fiorentino per steccone
(‘72/’74); Roma-Vigne Nuove di Passarelli per figurazioni
(‘72/’79); Centro storico di Bologna di Scannavini per metodo & città (‘73/’80); Roma-Tor Sapienza di Carci per tipologia
& prefabbricazione; (‘74/’79), Bergamo-Carducci
di Gambirasio per
tipologie varie &
paesaggio (‘75/’78); Brescia San Polo di Benevolo
per tipologie &
citazioni (‘76/’77); Centro Storico di Ferrara per
metodo & città
(‘77). Con gli stessi registri nella nostra città, a
ridosso delle colline, troviamo:
Begato di Ganbacciani &. C. per una sperimentazione caldeggiata da Maldonado (‘76/’80);
i quartieri S.Eusebio
a edilizia convenzionata
di Rizzo (‘79) e gli Iacp
di Gardella
(‘69/’78) per tipo
& morfologia…
Una
visione a colpo d’occhio di cosa poteva essere Genova in
quegli anni si può cogliere nel film di Sergio Corbucci Di
che segno sei? (‘75) dove Paolo Villaggio impersonando
un simil “Fantozzi” di turno attraversa la città in
lungo ed in largo catturando una scenografia d’epoca….
Gli
anni ottanta sono caratterizzati da una serie di eventi
urbanistici di straordinaria importanza,
da
una parte il Centro Storico ed il porto oltre all’inizio
della dismissione di alcune aree industriali e
dall’altra i nuovi quartieri periferici.
Questi
mutamenti sono alla radice di un inizio di svolta della città.
A
primavera sboccia il nuovo PRG (’80) (25)
e lo sguardo a quei tempi era più rivolto alle
esperienze di gestione e pianificazione condotte a
Barcellona e
alla Scuola di Bruxelles per
il recupero che all’IBA di Berlino…
Ricostruendo
le cronologie interne dei fatti, affiorano diverse
sorprese. Ma andiamo con calma.
Nell’ottantuno
durante l’Assessorato di Sartori, ho incontrato Portoghesi
e Fronzoni. A quel tempo stavo organizzando le mostre di
Tafuri “Vienna
Rossa” (26) e “I
nuovi insediamenti residenziali” (27)
. Portoghesi si occupava del sistema museale e
Fronzoni trapiantava una scuola e una linea sulla grafica
unificata arte&città. Grandi momenti… un clima
fervido siglato con l’incontro internazionale dei filosofi
ed altri eventi di respiro europeo… (28)
“Vienna rossa” con la mostra al Ducale chiudeva i programmi
espositivi e l’accessibilità del Palazzo . Nello stesso
anno veniva conferita la nomina di direttore artistico
a Giovanni Spalla per il restauro & recupero che
si concluse felicemente nel ’92.
Mostre
come “disegni d’architettura” (29) nell’ex
teatro Falcone , “una
generazione post moderna”
nei palazzi Bianco&Rosso per la sezione architettura (30)
e altre esposizioni (De Carlo, Gabetti Isola, Radovic…)
alle cisterne di S.M. in Castello
e in gallerie private
(Rossi, Krier…), ci riconducono
ad un periodo
dove l’architettura si mette in cornice e si
appende o diviene soggetto dei clik di new fotografi
…intanto la personale di Albini inaugura il Museo di
S.Agotino e a seguito, Munari, Mangiarotti, Moore, …
Dall’
’85, quando si sono quasi conclusi i lavori per il museo
d’Architettura -Scultura e
l’
Auditorium nell’ex complesso monastico di S. Agostino (31),
si inizia in città la cordata al ’92 per le “Colombiane”
(32) viste
come obbiettivo (sempre nella grande speranza di virare e
rinnovare la città che così fu, poi per il G8
ed ora per GE NOVA ’04) inseguendo una scadenza che metteva in moto diversi
cantieri per risolvere diverse storie non concluse.
Finalmente,
dopo una lunga e tormentata vicenda che ha visto più
concorsi, l’avvicendarsi di diverse firme e tra queste
quella di Chessa,
Zanuso, Scarpa, il teatro d’opera Carlo Felice trovava una
sua configurazione, tra polemiche e consensi (33).
Questo
avvalora la tesi che Genova ha il ruolo mediatrice di
scontri, infatti dopo tempo, la critica d’architettura
tranquilla nei propri ranghi e postazioni, usciva allo
scoperto in una rappresentazione pubblica al Teatro
Margherita (maggio 1983)
con un dibattito Zevi contro Portoghesi, cioè tra
rappresentanti del Movimento Moderno e i Post Modern.
Memorabile pomeriggio quasi “marinettiano” tra insulti,
applausi e grida da stadio.
I
movimentisti moderni si aspettavano la vittoria di Lasdun
sulla coppia Gardella-Rossi (34) che
l’hanno invece spuntata per una serie di interessanti
proposte come la ricostruzione in parte del progetto
Barbino, l’elemento passante tra la galleria e la piazza
con ingresso e foyer rientrante, la torre
e pozzo scenico e l’interno reso come un esterno a
piazza coperta. Seguono altre grandi operazioni a
completamento di scelte “ormai vecchie” come i Centri di
Direzionali di Corte Lambruschini 1984/ ‘89
(Brignole) e San Benigno (Sampierdarena).
Completamenti di parti di città che definiscono cantieri
aperti ma aprono anche lenti processi di mercato per
l’eccedente ormai sorpassata cubatura rappresentativa ….
Negli stessi anni venivano recuperati e restaurati: Commenda
di Pré (‘85),
Santa Maria di Castello, Sant’ Ignazio,Casa di Cristoforo
Colombo, Porta Soprana, Palazzo San Giorgio ridipinto
(‘86), le chiese di Santo Stefano (‘87) e
San Lorenzo(‘88),
San
Giacomo alla marina e la Fiera Internazionale (‘89)
oggetto di un concorso (35).
Inizia la metropolitana (favola dai primi del ‘900)
da Brin in Val Polcevera e a seguire verso il levante a cura
dell’ Ansaldo con Gabrielli urbanista
e R. Piano per la cura delle stazioni, una più
complessa dell’altra (‘83/’90), rispondendo così
anche con percorsi parziali allo smaltimento dei
pendolarismi metropolitani. Questo evento assieme alla
ricostruzione dei lotti di San Silvestro (piazza Sarzano)
costituiscono i primi cantieri del centro e nello stesso
periodo iniziano gli studi sul porto. Da una parte
l’incarico a Renzo Piano e dall’altra Giancarlo De Carlo
(36)
(che con l’ILAUD partendo da Pré
conquistava la Darsena e
per sei anni i corsi universitari furono pilotati oltre
tutte le superfici del porto antico … (37)
).
Val
la pena di ricordare il giallo sui confini e proprietà
portuali che si erano cancellati e persi nel tempo oltre
alle mostre su waterfront (38) e
ai vari colpi di mano tra le discussioni nei “salotti”
per affidare ad un coordinatore il piano del Porto Antico
(De Carlo o Gregotti, Venezia o Portman) . Infine la scelta
ricadde su Piano già incaricato per esplorazioni e
sondaggi… ed è quello che possiamo oggi osservare.
Un
porto nuovo aperto alla città, un centro servizi
territoriale, il nuovo centro urbano. La riconversione del
porto ha permesso alla città di estendersi al mare e di
configurare nuove tensioni di sviluppo, da considerarsi una
tra delle più grandi rivoluzioni urbanistiche europee, ma
questa è storia già nota che ha fatto il giro del mondo.
Questa
visione di rinnovamento del porto antico ed il suo
trasferimento per l’uso mercantile a Voltri
ha
determinato tempi
maturi di avvicinamento al centro storico, ovviamente per
nuovi valori di rendita.
Nel
1986, si progettano sei piani di recupero nel centro storico
con proposte di
intervento residenziale: Quartiere del Molo di Renzo Piano,
Quartiere del Carmine di L. e A. Belgiojoso, Quartiere di
Porta Soprana Ignazio Gardella, Quartiere della Maddalena
Luciano Grossi Bianchi, Quartiere di Pré di Giancarlo De
Carlo, Quartiere di Borgo Incrociati
di Cesare Fera.
Sempre
in centro, sulla spinta del ’92 si programma e bandisce un
concorso internazionale per il ridisegno di Piazza Dante
(‘88) che registra diversi partecipanti con differenti
progetti tra super razionalismo (Purini)e storicismo (Prati
e Porta). Vince la linea minimalista (1° Macado &
Silvetti, 2° Nicolin, 3° Gabrielli & Gambirasio ) (39)
; tra i “progetti di carta” ritroviamo il
“cono”di j. Portman & associates (’88) (40),
il porticciolo a punta Vagno di Zanuso ( ’89), il
grattacielo di Mangiarotti (‘55 e ‘63), un progetto di
edificio in Via San Giuseppe di
Moretti (’59) (41) e
diversi progetti di Alberto Gollini.
L’
espansione delle periferie con i nuovi quartieri
residenziali, che da ponente a levante completano la cornice
delle alture, sono completamenti della pianificazione con
insediamenti, a volte, anche di grande scala come “le
lavatrici”, la “diga”, la “costa dei nanetti”. Una
serie di
sperimentazioni figurative ultimo atto di una leggera e
superficiale progettazione
metodologica figurativa che insegue le megastrutture
… ancor oggi pongono dei problemi di manutenzione e
recupero e di finitura…a questo si aggiunge il sistema a
ragnatela di Ateneo che si amplia di “quattro
fabbriche del sapere” (42),
indizi che disegnano i contorni di una nuova Genova.
Due
case editrici riattivavano l’editoria. La Sagep,
occupandosi dei valori paesistici ambientali della Liguria e
proponendo guide per i monumenti della città, apriva una
collana con “il Palazzo di Cristallo” esordendo con il
recupero della prestigiosa figura di “C.L.Daneri”
(’82), un po’ trascurata dalla critica ; a seguito
pubblicava “I Coppedé
“(‘82) , “Città per Vivere” (‘83), “Bohigas
“(’88-che in qualche modo ha influito sulle strategie di
nuova ripresa della città simulando il caso Barcellona) e
la rivista internazionale Spazio&Società,
che dalla Sansoni di Firenze si trasferiva a Genova,
dedicando un dossier alla città in tutti i suoi
sviluppi (43). La Costa & Nolan con collane dove l’architettura s’intreccia
con l’arte ma anche con specifiche pagine da ULM a Genova (44)
.
Nascono
redazioni parziali di riviste con testata depositata altrove
. Ricordo: Recuperare, Anfione Zeto,
Rectoverso, Palladio…
(anche in parte Domus
e Abitare,Casabella di
Bernasconi). Edoardo Benvenuto allora Preside della facoltà
d’Architettura diviene tessitore delle redazioni e
promotore di eventi come : “Vivere architettando”(45)
e i
giovedì
dell’architettura - assieme a Fera, GDC e Gabrielli-
(con la partecipazione di
Ateler5, Botta, Lasdun, Fhen, Henzebergher, Kroll,
Gabetti, Gregotti, Johansen, Lasdun, Lyndon, Maki,
Mangiarotti, Moore, Munari, F. Otto, Quaroni, Schultz,
Smithson, Soleri , …).
Così la cultura architettonica genovese
si risveglia
dal torpore provinciale. La scelta d’insediare la Facoltà
di Architettura (1988 e
fine ‘91 e ‘92) nel centro storico è stata
ripagata con un complesso universitario, tra i più belli
d’Italia se non d’Europa (progettisti: Gardella,
Gabrielli, Grossi Bianchi). L’ innesto urbano di altissima
qualità ha fornito un ricambio e ha dato nuova vita tutto
intorno. La “scuola genovese del recupero”, pilotata da
Buti, Galliani, Mannoni e Poleggi,
ha potuto intervenire dimostrando un metodo sulle
complesse stratificazioni degli edifici e della città oltre
a promuove &
gestire le tre prestigiose edizioni internazionali di
Riabitat.
Nel
gioco della scelta di tre opere opterei per le grandi
operazioni di paesaggi d’architettura: il porto, il centro
storico, la periferia. Temi che contengono e smaltiscono
ogni contributo, il singolo elemento si omologa ad un
disegno più grande, il vero senso dell’architettura come
sistema per punti in insiemi per parti, frammenti di città
che dialogano e scambiano dinamiche in organici flussi
mutanti, una città vissuta, che cresce in se e continua a
rinnovarsi… questo sguardo da lontano, da grand’angolo dà
il senso all’architettura, come le operazioni di Piano,
Rossi, Gardella, SOM, Rizzo, Badano&Calza, Caccia
Dominioni, Gambacciani & Ciruzzi, Veneziani, Merello
& Falconi, Gregotti &
associati, R.P.Building Worshop con Chermayeff & Shingu
e Portoghesi .
Trent’anni
che si possono velocemente sfogliare come un album di
figurine su la “guida dell’architettura
moderna” (46) e/o “Genova
900” (47), trent’anni
di mutamenti per una rinascita avvenuta, un ritrovamento
della città nel Mediterraneo e nell’Europa.
Una
città che sappiamo difficile per la sua struttura e che
sorprende chiunque e chiunque ne rimane smarrito… da Alvar
Aalto alla Regina Elisabetta, da
Dorfles a Maggiani …., ma una città che sa e fa
sognare a suo modo… più che un’immagine produce
immaginari, così l’architettura che s’incastona nel suo
ventre non è fotografabile in modo apparente, ma ha un suo
fascino dinamico del vissuto, legato alla morfologia, al
suono, ai molteplici punti di vista, ad un’anima che
patina ogni cosa… Gabrielli , oggi Assessore, poneva nel
’79 una riflessione “Genova:
isola felice della cultura architettonica o
ambigua area defilata” (48).
Una
giusta analisi a confronto con il mondo …anche se la città
soggiace certe volte (condizionata) a un torpore e
certamente non cade mai nel sonno della ragione, che produce
solo mostri. Chi viene in questa città entra nella sua
“mentalità”, scopre una città che ha un’anima, un
tempo che non ha mai perso e senza mai grandi strappi ha
sempre governato tradizione e innovazione senza struggenti
compromessi ma con lucido sapiente eclettismo. La
stratificazione e la complessità sono radici profonde del
senso dell’abitare …tra città liquida & solida, tra
città dipinta & grigia, tra città ammucchiata &
ipogea, tra città di paesaggio & di sezione. Questa
lettura caleidoscopica veniva già suggerita da “Anamorfosi
della città”(49)
e ripresa
ne “la forma
del cappello”
(50). In questi anni le
presenze a Triennali di Milano e Biennali di Venezia di
alcuni pochi “architetti genovesi” risveglia
l’attenzione da parte della critica di una città che
dimostra di avere un proprio sottovuoto,un
undergraund.
Insomma
abbiamo sfogliato insieme l’album di famiglia
scorrendo la storia della modernità per cogliere lo
spirito del tempo, ma quello che si ritrova a Genova è un
paesaggio costruito di paesaggi. È una città per narrare,
come in Agata e la tempesta.
note
(1)
"Dossier
GENOVA" (guest editor
Enrico D. Bona & Brunetto De Batté) in SPAZIO
& SOCIETA' n. 37 1987,
pp. 68/127;
(2)
“le città
dei vuoti/ GENOVA,
una capitale del vuoto” a cura di Brunetto De Batté
& Maria Teresa Torti in GOMORRA n. 4/5 monografico SPAZI
VUOTI , 1999, pp.86/105; e POLIS idee
nella città - GENOVA n. 4
con"diario
di bordo"
pp. 75/76,1995;
(3)
catalogo della mostra “Architettura in Liguria
dagli anni venti agli anni cinquanta.” (AAVV) ,
Abitare Segesta, Milano 2004;
(4)
Marcello Fabbri “Le ideologie degli urbanisti del
dopoguerra “, de Donato Editore, Bari 1975;
sulla stessa linea
troviamo
Giuseppe Campos Venuti
“Amministrare l’urbanistica”, Einaudi Editore, Torino
1967;
Giuseppe Samonà
“L’urbanistica e l’avvenire delle città”, Editori
Laterza 1967;
Edoardo Salzano
“Urbanistica e società opulenta”, Editori Laterza, Bari
1969;
(5)
mi riferisco al termine coniato da Paolo. Portoghesi
"dal neorealismo al neoliberty" in Comunità pp.
65 e sgg.n. 65 1958;
(6)
Leonardo Benevolo
"l’architettura delle città nell’Italia
contemporanea" , pp. 55/56, edizioni Laterza, Bari
1972;
(7)
unica
traccia documentata e chiara analisi della vicenda in:
Bruno
Gabrielli “L’ impasse urbanistico genovese – Breve
storia di una revisione (da fare) del P.R.G. di Genova” in
CONTROSPAZIO n
1/2 gennaio-febbraio 1971 pp. 2/21;
e
per una cronistoria con ricca bibliografia:
GENOVA
1990: "Genova piani 1866-1980" a cura di
Francesco
Gastaldi e
Silvia
Soppa, Triennale di Milano, preprint 6, Milano 2001;
(8)
Paolo Cevini in “Le città nella storia d’Italia
- GENOVA” di Ennio
Poleggi e Paolo Cevini, Edizioni Laterza, Bari 1981 ,pp.
246/ 247;
(9)
conferenza di Luigi Lagomarsino “L’esperienza
della guerra: distruzioni e ricostruzioni” per Genova del
Novecento – Corso 2002 – Italia Nostra
(al ciclo di conferenze hanno partecipato: Luca
Borzani, Ennio Poleggi, Maria Flora Giubilei, Rossana
Bossaglia, Paolo Cevini, Luciano Grossi Bianchi, Rinaldo
Luccardini);
(10)
Cesare Clivio "La pineta di Arenzano" in AL
architetti liguria n.12 e 15, 1990/91;
(11)
Giancarlo De
Carlo in
“Oltre il grigio universale” , Sagep Editrice,
Genova 1989;
(12) AAVV
“Ci hanno fumettato cos’ì”
libro con fumetti
,e.r.g.a. Genova 1971;
(13)
Giancarlo De Carlo
“La piramide rivesciata”, de Donato editore, Bari
1968;
(14)
Paolo. Portoghesi (a cura di) " Nuovo porto per
Genova di Wachsmann, uno sponto per un dibattito" in
MARCATRE’ pp. 258/269, n.11/12/13 1965;
(15)
Ministero del Bilancio e della Programmazione economica
PROGETTO 80, rapporto preliminare al programma economico
nazionale 1971/75, con introduzione e note a due voci per
l’avviamento ad un civile dibattito,
a cura di Giorgio Ruffolo e Luciano Barca.
Sansoni,
Firenze 1970;
interessante
sull’argomento
dibattiti:
il progetto ’80 a cura di
Francesco
Forte
Atti
degli incontri di studio promossi dal seminario di
urbanistica della Facoltà di architettura di Napoli,
diretto da Giulio De Luca, Napoli 15-16 Dicembre 1969. Guida
Editori, Napoli 1970;
(16)
J.M. Richards, Peter Blake, Giancarlo De Carlo “
L’architettura degli anni ‘70”, Editore il
Saggiatore, Firenze 1973;
oltre
a “Oggi,
l’architettura” a cura di Alberto Samonà e Carlo
Doglio per i tipi della Feltrinelli (74)
(sono
significative in questo periodo le collane già varate negli
anni ‘60 ma che prendono figura negli anni ’70 come:
“struttura
e forma urbana” per il Saggiatore diretta da G. De Carlo
“biblioteca
di architettura e urbanistica” per la Marsilio diretta da
P. Ceccarelli
“il
vitruvio” per Vallecchi diretta da
A. Righi e P.C. Santini
“polis”
per Marsilio diretta da A. Rossi
“planing
e design” per Mazzotta diretta da L. Quaroni
“ la
collana “ per
Calderini diretta da P.L.
Giordani
oltre
alle “cronache di architettura” (‘54/’70)
8 voll.. per la Laterza
(raccoglie articoli comparsi su l’Espresso) diretta
da B. Zevi
poi
seguiranno Moizzi, Electa e Feltrinelli (con architettura
& sociologia urbana)
Se per
gli anni ’60 vale il libro
AAVV “Teoria
della progettazione architettonica” (con introduzione di
giuseppe Samonà) edizioni
Dedalo , Bari 1968, per gli anni ’70, due volumi offrono
una notevole carrellata raccolti in AUREA
rivista del 1983
Vol .n1:
due saggi introduttivi di Benedetto Gravagnolo e Giancarlo
Carnevale, e seguite da interviste
De Fusco, De Seta, Mendini, Pagliara, Piccinato,
Polesello, Portoghesi, Purini, Renna, A.L.Rossi, A.Samonà,
Sartoris, Siola, Tafuri;
Vol. n2:
molteplici schede raccolte in “tendenze” o gruppi per
similitudine si ha un panorama dello stato
dell’architettura italiana. Notevole osservare che di
Genova viene citato, a parte Piano, solo Alberto Gollini;
(17)
AAVV “Immagine per
la città”, Lang Spa Editore, Genova 1972 pp. 382,
sez. architettura 305 /366;
Mostre
Immagine per la città
Palazzo
dell’Accademia e Palazzo Reale 8 aprile/11 giugno 1972
Direzione
della mostra Gianfranco
Bruno, Coordinamento Franco
Sborgi, Comitato consultivo Vittorio Gregotti, Corrado
Maltese, Caterina Marcenaro, Aldo Passoni, Franco Russoli,
Marco Valsecchi; Comitato Ordinatore Zeno Birolli,
Gianfranco Bruno, Gian Piero Calza, Bernd Krimmel, Franco
Sborgi. Al Palazzo dell’Accademia :
proiezioni di Arno Hammacher, allestimento Studio
Lavarello. Al Palazzo Reale: proiezioni di Giorgio Bergami,
allestimento Mario Semino;
(18)
AAVV : “Genova un
progetto per la città antica”, esaustiva
presentazione del P.P. (Gardella & Larini, con J.
Gardella, Nardi, Vitale)e descrizione (di Grossi Bianchi/Poleggi)
dello sviluppo storico della collina di castello in
Controspazio anno
VI n.2 ottobre
1974 pp.2/47;
(19) "tra il dire e il fare:
utopia e comunità "
(B.De Batté e G.Santinolli) Libreria Sileno
Editrice, Genova 1975,
pp. 1/ 118; "parole di pietra"
in "miti e illusioni" interventi di Carlo
Romano, Gianni Emilio Simonetti, BDB e G.Santinolli, Claudio
Costa, Raffaele Perrotta, C.G.M. Gadaleta, Achille Bonito
Oliva, Maurice de Guérin , Libreria Sileno Editrice, Genova
1977, "Muraglie
" (De Batté & Santinolli)
catalogo progetti e disegni Laboratorio DS”,
Libreria Sileno Editrice, Genova 1979,
pp. 1/47; Simonetti , Jorn, Sismondo, Minetti,
Ricaldone, Compagno,Morovic, Zuccarino, …e AAVV “Transiti velati” / Libreria
Sileno Editrice, Genova 1989;
(20)
qui ci stà tutto il
dibattito sul movimento moderno che si ritrova in Casabella,
Parametro, Zevi con “il linguaggio dell’architettura moderna”, Jencks &
Portoghesi con il post moderno,
Rella & Dal Co sulle radici del moderno;
(21)
qui il concetto di
declino viene qui adottato nell’accezione data da Vattimo,
in “le avventure
della differenza” e in “al
di là del soggetto”;
invece
per “architettura e
linguaggio” si fa riferimento al numero monografico
429 di Casabella del
1977;
(22)
Manfredo Tafuri “progetto
e utopia”, Edizioni Laterza, Bari 1973; e “ La sfera
e il labirinto” Editori Einaudi, Torino 1980;
(23)
L. Munford “Arte e
cultura” edizioni
Comunità, Milano 1963
ma
soprattutto si fa strada dal ’55 un pensiero parallelo al
progetto in architettura, il progetto di design che oltre al
suo specifico traborda su altro disciplinare, con teorie
radicate sull’effimero, temporaneo, smontabile, ubiquo,
…argomento poi ripreso a diversi livelli da Maldonado;
(24)
” Dalle
Alpi alle Piramidi
– Momenti e immagini della
cultura marginale in Italia” a cura di Pinni Galante,
Arcana editrice, Roma 1975
Donata e
Grazia Francescato “Famiglie
aperte: la comune”, Feltrinelli Editore, Milano 1974;
AA.VV.
“Vivere insieme (il libro delle comuni)”
Arcana editrice, Roma 1974;
(25) Bruno
Gabrielli “il nuovo
piano regolatore di Genova”, e Lino Tirelli “problemi di coerenza fra piano di Genova e le ipotesi di sviluppo
della regione” in Urbanistica 68-69, 1978;
(26) “Vienna
Rossa”, a cura
Manfredo Tafuri, Electa
edizioni, Milano 1980;
(27) AAVV
“la 25 a Genova-
1665 alloggi in p.d.z. 167 Voltri 2, Palmaro 2, Pegli 3,
Begato 9” Catalogo Comune di Genova
1984
(28) AAVV
“Genova: la cultura
di una politica – storia per immagini di cinque anni di
lavoro culturale nella città” , Electa editrice,
Milano 1981;
un
regesto fotografico e documentativi delle attività
culturali dal 1975 al 1981.
(29) "DISEGNI
DI ARCHITETTURA"
(Alberto Gollini,
Brunetto De Batté e Giovanna
Santinolli) catalogo della mostra omonima, edizioni
Assessorato alla Cultura del Comune di Genova, Recco 1982,
pp. 1/42;
(30) “una
generazione post moderna”
catalogo mostra tenuta all’ex teatro Falcone e
Palazzo Bianco di Genova , poi a Roma a
cura di Barilli
& C: ‘82/83;
(31) Bruno
Gabrielli “Genova
: isola felice della cultura architettonica o ambigua area
defilata” CASABELLA n. 443/ 79 pp 25/33;
Vittorio
Prina “Sant’Agostino a Genova” Sagep Editrice , Genova
1992
(32) AAVV
“Genova verso
il towards 1992” 2 vol,
ed. Comune di Genova Assessorato
all’Urbanisica 1988;
(33) “Il
teatro Carlo felice di Genova - storia e progetti” a
cura di Ida Maria Botto, Sagep editrice, Genova 1986;
(34) Lotus
n. 42 , 1984, pp.12/25;
(35) in
GB Progetti, supplemento al n. 8/9 nov 1991, 48/49; nello
stesso numero sono contenuti tutti i progetti dell’
waterfront portuale;
dopo la
sistemazione delle varie parti del
porto antico (’92), Domus n. 727 (’91) ,
Abitare “Genova” (‘92),
seguirà
una revisione di PR portuale con Agenzia Progetti
in Stefano Boeri e AAVV "piano,
porto e città" edizioni Skirà 1999; Mad’e
n.2 (2002),
AA.VV. “ Geno(v)a
sviluppo e rilancio di
una città marittima” Nai
publishers rotterdam 2003: in ultima la proposta di
ridisegno di tutta la costa di Renzo Piano presentata nel
maggio 2004 in “Genova
Città & Porto- istruzioni
per l’uso” editrice Tormena Genova 2004;
(36) AAVV
“ILAUD-Genova Pré
“ in Spazio&Società n. 29 marzo 1985, pp. 6/39;
(37) Giancarlo
De Carlo “la città e il porto” editrice Marietti s.p.a., Genova 1992;
e
AAVV “Progetti per
il PortoVecchio,
corsi di G. De Carlo a Genova” , editrice Marietti
s.p.a., Genova 1992;
(38) AAVV
“Il Porto Vecchio di
Genova” Sagep editrice, Genova 1985;
AAVV
“Waterfront 1991;
(39) in
DOMUS n 719, 1990, p. 50/57;
(40) A
proposal for “il porto vecchio” di John Portman &
ass. presentata il 26 marzo 1984 dalla Newport, una società
per azioni composta da: Fortune spa, Consorzio Genovadomani,
CCPL, Italimpianti e Cogeport . Progetto pubblicato su
numero monografico n. 22 di Arca
(41) Moretti
con un progetto di edificio in Via San Giuseppe a Ge 1959 in
S. Santuccio "Luigi
Moretti", pp.110/111, edizioni Zanichelli, Bologna
1986;
(42) AA
VV “4 fabbriche del
sapere”, Università degli Studi di Genova, Genova
1995, pp. 1/46;
Libretto
che contiene un profilo e schede sugli edifici: Facoltà di
Architettura, Facoltà di Economia, Facoltà di Scienze
m.f.n., Facoltà di Scienze Politiche e Giurisprudenza.
(43) Dossier
Genova in SPAZIO & SOCIETA' n. 37
1987, pp. 68/127;
(44) catalogo,
“la scuola di Ulm”
a cura di Herbert Lindinger I.ID dell’ Università di
Hannover, Costa & Nolan spa, Genova 1988; e rispettivo
convegno con mostra coordinata da Rocco Antonucci
“Progettare Genova – storia,
architettura, piano e città”
a cura di Fabia Begliomini e
Giovanni Sergi
, edizioni Costa & Nolan
, Genova 1989
(45) AAVV
”Vivere
architettando”, Comune di Milano & Mazzotta
Editore, Milano 1982;
(46) “L’Italia-
gli ultimi trent’anni”-
guida all’architettura moderna a cura di Giorgio Muratore,
Alessandra Capuano,
Francesco
Garrofalo, Ettore Pellegrini,
Zanichelli editore , Bologna 1988;
S.
Polano con M. Mulazzani "Guida
dell’architettura del novecento", edizioni Electa
, Milano 1991;
A.
Belluzzi e C. Conforti "Guide
dell’architettura italiana 1944/84", edizioni
Laterza, Bari 1985;
(47)
“Genova 900”
– l’architettura del movimento moderno, di Mauro
Moriconi e
Francesco
Rosadini, testo&
immagine, Torino 2004; e
“Genova, le nuove architetture degli
ultimi 10 anni” a
cura di Bruna Moresco Amirfeiz, Paolo Lanfranconi e Enza
Lissandrello, Immagine Casa editrice, Genova 1992;
inserto a il SECOLOXIX AAVV "Genova
1892-1992 cento anni di architetture" Fondazione
Labò, editore De Ferrari, Genova 1992; AAVV "Genova
cento anni di architetture" Fondazione Labò,
editore De Ferrari, Genova 2004; inserto n 68 in DOMUS 727
1991 "architettura
moderna a Genova 1945-90" (a cura di L. Spinelli);
AA.VV. “Genova-
guida di architettura moderna” Alinea editrice Firenze
2004;
infine
do.co.mo.mo. italia – giornale n 15 2004
(48)
Bruno Gabrielli “
Genova: isola felice della cultura architettonica o ambigua
area defilata”, in Casabella n. 443,
1979
(49)
Giuliano Forno e
Roberto Bobbio in “Architettura
e città” ,Roma , ministero dei Beni culturali,
Quaderno 2 , Genova 1981;
(50) op.
cit. “Progettare
Genova – storia, architettura, piano e città”
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