PAESAGGI 

STANZE 
rubrica 
di 
BRUNETTO DE BATTE' 

undicesimo numero


 

un'auto 
un volante

UN’AUTO UN VOLANTE 
Sono rimasto straordinariamente 
impressionato 
dalle risposte di alcuni giovani 
alla ricerca di un design 
di sperimentazione 
nella scuola genovese, 
se pur giovanissima, 
di Disegno Industriale 
che ultimamente 
conquista rilievi 
di notevole interesse… 

l’abitare 
oggi non è 
solo nella casa e 
nei luoghi 
ma anche nei mezzi 
abitare 
puoi 
in ascensori 
o in vasche 
in mobili 
oppure automobili… 
come ci propone 
Daniele Gaglione, 
sotto la guida 
dell’ALFA ROMEO 
e del tem 
Spadolini & Gazzola, 
per “canoa” 
e ci racconta 
“In realtà l’auto ha ancora molto da dire e possiede
notevoli potenzialità d’evoluzione purchè vengano
messe in discussione le tradizionali metodologie
progettuali e sia svolto un lavoro di ricerca finalizzato a
ripensarla in maniera davvero nuova. 
Ad esempio come ad un’auto che sia un oggetto
“festivo”, da tirare fuori dal garage la domenica al
posto della station o della citycar “ feriali”, su cui
dimenticare di essere il “dott.” Ed “ing.” Etc. con
immagine e ruolo seriosi per tornare ad essere se
stessi…. 


Il progetto della Canoa elaborato ed affinata nel
corso degli stages svoltosi presso il Centro Stile Alfa
Romeo dal gennaio 1999 al gennaio 2000è partito
proprio da considerazioni di questo tipo, peraltro
coerenti con lo spirito del Centro Advanced Design
Alfa Romeo. 
Ogni suo dettaglio è stato definito con un obiettivo
principale: arrivare ad un risultato finale che fosse
realmente diverso dal panorama automobilistico del
tempo in cui essa nasce e si muove, realizzando, in
sostanza, il sogno d’ogni disegner. 
Ma queste riflessioni “a monte” a carattere generale
non sarebbero state sufficienti, da sole, a superare la
fase metaprogettuale. 
Per passare dal “pensiero” all’ ”azione” è stato
necessario basare il momento attivo della
progettazione su due concetti forti definiti e chiariti nel
corso delle operazioni preliminari di braintorming che
hanno caratterizzato l’inizio dello stage, ovvero quello
di sportività sensoriale e quello, ad esso conseguente,
d’uomo protesico. 
La Canoa è conseguentemente una vettura che
amplifica ed esalta la percezione sensoriale non
soltanto del guidatore, ma anche di quanti la vedano
passare o la trovino parcheggiata e che si pone non
come semplice “contenitore” del guidatore e
dell’eventuale passeggero ma come “protesi” dei loro
movimenti. 
Per meglio spiegare, immaginiamo di avvicinarci ad
una Canoa parcheggiata. 
Anzitutto, comprendiamo la ragione del suo nome: è
un oggetto insieme aperto e chiuso, proprio come una
canoa, in cui il guidatore e passeggero si “calano”
attraverso due sportelli che si aprono verso l’alto e
richiusi i quali rimane all’esterno la testa: tutto il corpo
è parte della macchina, in simbiosi con essa. 
Insomma, essa, è una vettura che non ha un “fuori” ed
un “dentro” chiaramente distinti. 
E’ tutta risolta e riconoscibile nell’immagine della
carrozzeria, nelle sue forme semplici ma coerenti con il
carattere sportivo proprio dell'immagine Alfa Romeo
(con il suo “Cuore Sportivo”, come la dice un efficace
slogan). 
La sua coerenza formale rende la sua immagine
efficace anche quando la vettura è ferma, rendendola
quasi un intervento di Land Art e risolvendo in maniera
semplice il problema del ruolo di una vettura da ferma,
che negli ultimi anni costituisce uno dei temi
d’indagine più appassionanti ed ardui per chi occupa
d’auto. 
Ma come si guida quest’auto? 
Come può il guidatore azionare il volante, il cambio, 
i comandi se questi restano nascosti alla sua vista ? 
La risposta la troviamo nell’esperienza quotidiana: 
quante volte guardiamo i comandi principali 
e secondari per azionarli? 
“……Sappiamo perfettamente dove sono e la mano la va
a cercare istintivamente. 
Anzi: un’auto ben progettata è un’auto che si guida
con fiducia e sicurezza senza costringerlo a cercare in
modo innaturale ciò che dovrebbe avere a portata di
mano. 
L’auto migliore è quella che si conosce come le
“proprie tasche”. Non le si vede, ma si sa in che
direzione andare per trovare il portafoglio o una
chiave. 
Che si usa come l’oggetto più semplice e diretto: una
penna, che altro non è se non il prolungamento del
dito. 
Il contagiri viene lasciato a vista per ragioni quasi “
simboliche “: è uno strumento fortemente evocativo “
le auto da competizione non hanno il tachimetro ma
un grosso contagiri” che dà un’idea “ grafica “ della vita
del motore. 
Non serve per cambiare, perché farlo basta l’orecchio. 
In sostanza sulla Canoa si viene a creare una simbiosi
uomo- mezzo simile a quella che si attua fra uomo e
cavallo. 
Ovvero, c’è un rapporto con un’entità dotata di
carattere e di una personalità che non viene dominata
ma si lascia dominare con pochi gesti diretti ed
istintivi. “ 
Paesaggi & stanze 
un abitare 
nella e sulla strada 
dove il mondo 
scorre scivolando 
sul parabrezza 
pur 
stando a “casa” 
l’interno 
tuo 
a misura 
come 
Ermanno Della Bruna 
sottolinea 
“…La mia proposta, seguita da Spadolini e Balbo, di
volante nasce proprio per ovviare a questa
imperfezione progettuale, oltre a quella di offrire una
gestione migliore anche per tutti gli altri comandi. 
La forma nasce esclusivamente dalla funzionalità
legata alle singole parti componenti l’oggetto, e può
essere ricondotta ad i controller delle consolle di
videogiochi, come la Playstation o il Nintendo 64; la
necessità principale perseguita nello sviluppo del
progetto è di avere tutti i comandi di uso più frequente
immediatamente raggiungibili solo con il movimento di
un dito, e oggetti come quelli sopracitati rispondono
bene a questa necessità. 
Una forma di questo genere comporta però il
problema della rotazione, che vista la necessità della
“consolle - volante” di avere in ogni momento i
comandi nella giusta posizione ergonomica, non può
ruotare per più di cento gradi circa. L’adozione di un
ulteriore sistema rotatorio, situato nel cilindro di
raccordo tra la piastra e l’impugnatura destra, ha
brillantemente ovviato a questo inconveniente
consentendo di avere sempre in posizione ottimale
l’impugnatura destra, che raggruppa i sistemi di
comando principale, vale a dire acceleratore e freno. 
Le parti componenti l’oggetto sono quattro:
l’impugnatura destra dove, appunto, sono concentrati
i comandi principali (acceleratore, freno, clacson,
frecce, passing), l’impugnatura sinistra che supporta
le funzioni secondarie sopra citate, il cilindro di
raccordo che costituisce il secondo cardine di
rotazione del sistema, e infine la piastra portante che
contiene l’elettronica di controllo gestione e
comunicazione, e che si collega con il piantone di
sterzo. 
I materiali impiegati variano molto per quello che
riguarda la componentistica interna, ma sono gli stessi
impiegati dagli altri volanti per la struttura portante. 
Entrambi le impugnature sono in schiumato a
differente densità con filetti in materiale composito di
acciaio e fibre di vetro, come struttura di irrigidimento;
per il cilindro e la piastra centrale sono invece
impiegati polimeri ad alta resistenza meccanica, come
poliammidi o poliesteri saturi. 
Vista la necessità di utilizzare componenti elettroniche
per gestire i comandi, i materiali, ad essi legati,
saranno di tutt’altro genere; ad esempio forte sarà la
presenza di circuiti stampati, composti sia da elementi
plastici, che da metallici, oppure visto l’impiego di
sensori e dei relativi cavi per la trasmissione degli
impulsi, la varietà dei materiali presenti sarà
ulteriormente destinata a salire. Tutti questi sistemi
risulteranno integrati nei gusci, e inglobati in scocche
di teflon che hanno il duplice compito di proteggere e
racchiudere queste delicate componenti. 
I comandi di accelerazione e decelerazione (la
frenata) sono inevitabilmente gestiti dagli elementi
elettronici, questo perché vista la crescente
informatizzazione dell’auto, le dimensioni che devono
restare contenute, i costi inferiori rispetto alle soluzioni
meccaniche e la soggezione minore all’usura, quella
dell’elettronica risulta la scelta più performante….” 


Due esempi 
d’abitare 
viaggiando 
l’oggi 
B.D.B.