|
DEL QUOTIDIANO L'ARCHITETTURA
Presentando i lavori di Ciarlo poco tempo fa
sostenevo la seguente tesi:
"Se vogliamo ritrovare un segnale di respiro nell’architettura italiana bisogna cambiare sguardo…
non guardare lo straordinario meraviglioso inatteso od altro con la tensione emotiva dell’esotico
e di altre mirabolanti invenzioni tecnologiche.
Ci sono le premesse, i segnali precisi di spostamenti
di orizzonte e d’interessi per una ripresa, in una
dimensione quieta, dove la provincia riscatta il suo equilibrio ed il suo passo misurato.
Maggiani direbbe la riscoperta della vita vissuta, quella del quotidiano…dove l’elemento dirompente
è la coerenza dei segni brevi nel paesaggio.
Questo sguardo sulla penisola a grana fine permette di cogliere le differenze, i piccoli scarti, fuori
dall’omologazione dello stile, della lingua …dove dialetti e scuole si riscoprono in una campionatura
di sfumate situazioni…
L’eccezionale serve per biennali & triennali ed altre manifestazioni dove l’orgoglio s’identifica
con la monografia e non certo per il territorio…"
vale la pena di ribadirla, questa frase,
per il lavoro
Guido Gozzoli
che nel triangolo Novi, Arquata e Alessandria
segna con perizia.
Un operare silenzioso e preciso
senza sbavature e pretese formali
ma pulito
emerge
la scuola di Caniggia
inoltre
ricorda l'atteggiamento
aggregativo di Mauro Andreini,
alcuni strategie di Kroll.
Il misurarsi con luoghi dove
il tempo scorre lontano dai ritmi
metropolitani
dove tutto è contemporaneo
esageratamente ingigantito e
il tutto viene assorbito e registrato
con sfasature temporale…
La quiete
la lentezza
il sapore del cantiere
la voce del muratore
il passo del contadino
contano ancora
come parametri di vita…
e questo si avverte nel Paese
dove l'architettura della realtà
si scontra con l'architettura delle
riviste.
Qui accanto presentiamo uno degli
ultimi lavori di Gozzoli con l'Ing. Zanardi,
ZERODIECI
un complesso costituito di Asilo nido, Scuola
Materna, Scuola Elementare in Alessandria…
con alcuni criteri fondatori…
Nessun edificio ha una durata fisica breve quanto la sua destinazione d'uso iniziale, tanto che deve essere considerata tutt'altro che eccezionale - e certamente preventivabile - l'esigenza di adattamenti nel tempo a più o meno radicali mutamenti delle necessità funzionali che ne avevano condizionato l'origine.
Questo è vero da sempre: basti pensare alla enorme quantità, registrabile in qualsiasi centro storico, di edifici speciali ottenuti dalla modifica e rifusione di edilizia residenziale o, viceversa, di residenze ottenute dalla ribasificazione di palazzi gentilizi o di altri edifici nati per funzioni ben più marcatamente specialistiche.
Ancor più evidente la mutazione nel tempo entro la gamma stessa degli edifici speciali: si veda la ricca varietà di riusi - basti un esempio per tutti - dei molteplici conventi via via adattati ad ospedali, scuole, carceri, caserme, centri congressi o alberghi.
Tanto più ovvia e, per così dire, persino minimale, la previsione di necessità di adattamento nel tempo di ciascun edificio speciale entro la sua stessa destinazione d'uso: di un ospedale al variare delle tecniche diagnostiche e terapeutiche; di una scuola al semplice variare della sostanza o della sola organizzazione didattica.
Una globale flessibilità - quella sopra descritta - un tempo garantita dalla spontanea e sostanziale aderenza di tutto il costruito al comune ceppo della edilizia di base, con una gemmazione specialistica graduale e sempre reversibile; garantita dalla inconscia capacità di riferire la soluzione particolare ad un generale quadro spaziale e temporale valido alle varie scale, dall'edificio al quartiere, città e territorio.
Una globale flessibilità che oggi è compromessa non tanto da un più rapido mutare della organizzazione civile e quindi delle richieste
prestazionali, quanto dalle caratteristiche stesse della cultura attuale, fortemente settorializzata ed attenta alle ottimizzazioni parziali nel breve periodo più che in grado di controllare il quadro generale ed anticipare e governare i processi di modificazione nel tempo.
B.D.B.
|



|