In occasione della presentazione della riedizione del libro
"architettura della realtà" di Antonio Monestiroli, Pellegrini mi consegnava un
CD contenente le foto masterizzate di alcune sue opere ritratte dal Ciampi
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perché rievocare la cerimonia?
- direte voi lettori!
Una ragione c'è e forse più d' una
e una delle tante per sostenere che a Genova accadano incontri importanti, anche
significativi, di scambio tra nord e sud o meglio tra Roma/Milano, così capitò per il
razionalismo (caso Labò) poi il neoliberty, al regionalismo (pineta d'Arenzano), al
postmoderno (teatro C. Felice) alla riedizione di fabbrica (facoltà di architettura).
La ristampa del Monestirolitesto conferma la necessità della rimessa in circuito della
riflessione teorica al di là degli sperimentalismi formale e linguistici,
rassicura questa continuità solida e costante negli anni tanto da costituirne una
tradizione (tutta milanese), come se il tempo si fosse sospeso in un periodo dilatato.
Ma mentre Pietro Carlo mi consegnava il CD percepivo il segno dei tempi
i cambi generazionali
Monestiroli e Vitale assieme a Muratore, Moschini
e Prati sostituivano nella scena i padri, una rimpatriata fra amici di consolidata
accademia opposta all'incalzare delle giovani promesse tra queste appunto il Pellegrini
(oltre al Casamonti) .
Lucchese, quarantreenne,conosciuto al giro internazionale su AR con la sua fabbrica del
Museo della Cattedrale della sua città, al giro nazionale (tralascio l'almanacco electa
e la segnalazione FlashArt del chiostro a chiara memoria louiskahniana) con alcune
opere esplorate da Casabella.
Qui vogliamo presentare un ultimo lavoro fresco dal disarmo di cantiere cliccato in camera
chiara dal saltellante Ciampi. Le "torri gemelle", come le chiama Pietro, notare
i semplici 5 piani, ma per i lucchesi sono torri
Questo progetto asseime alle case PALEX (1) si distacca dall'approccio teorico di
progettare nel costruito (consono al Carmassi e alla scuola genovese ) che il Pellegrini
ha preso la sua autonomia poetica, queste "torri" ravvisano la sapiente ricerca
di segni urbani che rimandano a citazioni dalla "veletta" di gronda che ricorda
il Gardella delle case Borsalino d'Alessandria e le lontane parentele alla
Wissenschaftszentrum Berlin di Stirling
parlo di analogie, di rimesse in gioco di
segni in una parte di edificio che lo definisce e lo caratterizza, come si nota sfogliando
la documentazione che quasi tutti i suoi progetti sono caratterizzati in modi differenti,
come nell'evidente Hotel San Marco, dal disegno di definizione della gronda.
I fianchi delle torri trattati a logge rimandano la mia memoria a lotus 22 dove il
Daniele Vitale presentava allora Uluhogian, ma sono dissolvenze
Ora metto a fuoco adoperando uno stralcio di relazione
due fabbricati ad uso
residenziale per 40 appartamenti di complessivi mc. 12.000, sono stati costruiti in un
sito di forma stretta e lunga, precedentemente occupato da un complesso industriale.
La composizione architettonica propone la tipologia architettonica di due edifici dotati
di scala centrale, in cui il corpo scala-ascensore impone il proprio dominio spaziale di
collegamento verticale, consentendo di accedere al piano terra attraverso una loggia che,
per le sue caratteristiche, si ispira agli ingressi "borghesi" cari alla
migliore architettura italiana del dopo guerra.
Le forme degli alloggi seguono e segnano con il loro andamento la forma della pianta
irregolare dell'edificio. Il materiale che definisce l'architettura è l' intonaco di tipo
terranova colorato giallo, destinato al trattamento di tutte le parti del fabbricato.
L'edificio coronato da una pensilina in vetro bianco latte usato ugualmente nei
parapetti dei terrazzi.
E' stato utilizzato inoltre il legno di pero rosato per rivestire i solai dei terrazzi. Le
persiane in metallo e gli infissi in legno laccato di colore giallo come l'intonaco
esterno, assumono in questo progetto un ruolo fondamentale di lettura monocromatica di
tutte le sue componenti.
Quello che mi interessa sostenere, oltre la raffinata semplice anzi schietta linea di
Pellegrini che in certe opere raggiunge il respiro internazionale, la straordinaria
rinascita dell'architettura italiana attraverso opere di pregio, anche tranquille opposte
alla risonanza superdivulgata, in riserve o arcipelaghi o frammenti regionali fuori dagli
schieramenti ed accademie, lontano da costruzioni monografiche monotipiche da
collezionisti storicistici, con volontà di fabbrica e in cantiere, la cosciente
necessità di verificare costantemente teorie e strumenti ,di mettere nella
frammentarietà del discorso in discussione le une e le altre, è ovvio che non ci può
essere più dibattito, le affinità e le differenze modellano gli orizzonti d'esplorazione
vicino all'architettura della realtà,
un cambio generazionale
voglio ricordare Trame, Troisi e Mazzolani, Aymonino j., Ranzani, Ipostudio,
5+1, Palterer, G.Gozzoli
ed altri
che scopriremo insieme.
B.D.B. |
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- Le gemelle
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| Il Palax 1)L'edificio ubicato
su un leggero pendio collinare nel paese di Segromigno in Monte. L'articolazione
planimetrica e il disegno dei prospetti sono intenzionalmente semplici, così che
l'espressione architettonica perseguita attraverso l'utilizzo e l'accostamento di
materiali che sostanziano la costruzione: il mattone giallo-paglierino fatto a mano per il
rivestimento esterno, il travertino di Rapolano per la gronda di coronamento ed i
marciapiedi, il legno rossiccio e il ferro dipinto per i serramenti, i frangisole e le
scale realizzate con struttura metallica a vista.
L'edificio presenta due piani fuori terra e un livello interrato a
servizio degli uffici.
Oltre agli uffici il piano terreno accoglie una sala espositiva, a
doppio volume con soppalco. Al primo piano si trovano tre piccoli appartamenti, ognuno
servito da una scala esterna. |